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Montedomini, via Maccari: il criterio sociale c’era e non è stato scelto

“L’Assessore può pretendere bandi con criteri sociali: il nostro ordine del giorno aspetta da settembre”


Dmitrij Palagi – Sinistra Progetto Comune

L’appartamento di via Maccari 103, all’Isolotto, che l’ASP Firenze Montedomini ha aggiudicato a un’impresa edile per circa 13 euro al mese in più dell’offerta di Chicco di Grano, la cooperativa che accoglie donne uscite da situazioni di violenza, non è andato al prezzo più alto per obbligo. Il bando del 10 giugno colloca l’alloggio nel «gruppo A», quello destinato al mercato, e da lì discende il criterio dell’offerta più alta. Lo stesso regolamento dell’Azienda consente però l’offerta economicamente più vantaggiosa, che l’ASP ha usato per esempio nel 2023 per tre alloggi di via dell’Albero. Guardare alla funzione sociale era possibile, e non lo si è fatto.

L’assessore al Welfare dice oggi a Repubblica che i bandi «dovrebbero poter riconoscere e valorizzare anche la qualità sociale dei progetti». Il Comune ha gli strumenti per ottenerlo: la legge regionale 43/2004 gli attribuisce il potere di adottare atti di indirizzo verso l’Azienda, di cui nomina tre consiglieri su cinque, e nella Commissione Immobili che assegna gli alloggi siede un componente indicato dal Comune. Il 4 settembre abbiamo depositato un ordine del giorno che impegna la Sindaca e la Giunta a portare in Consiglio quell’atto di indirizzo prima che l’Azienda riscriva il regolamento, e da due mesi attende di essere discusso. Chiediamo che venga calendarizzato subito e che, nel frattempo, il contratto di via Maccari non venga firmato e l’alloggio torni a bando con un criterio che valuti l’uso sociale.

Il bando contiene anche un altro elemento. L’Azienda contribuisce alla ristrutturazione con 42.000 euro, più 3.000 per la cucina, scalandoli dall’affitto: sei mesi senza canone per i lavori, poi nessun canone fino a esaurire i 45.000 euro. Con un affitto intorno agli 850 euro al mese, significa che per tutti i primi quattro anni di contratto l’Azienda non incasserebbe nulla. Il testo prevedeva espressamente il caso di «un’impresa edile che esegue i lavori di ristrutturazione previsti direttamente in proprio», con il valore delle opere stimato da un tecnico nominato dall’Azienda. La differenza fra le due offerte vale circa 160 euro l’anno: il prezzo più alto non porta un vantaggio apprezzabile nemmeno al bilancio dell’ente.

Nello stesso stabile ci sono già alloggi che l’Azienda mette a disposizione in convenzione con il Comune per l’accoglienza, e la stessa cooperativa vi gestisce un appartamento per persone fragili. Il Tar ha rinviato la firma del contratto alla camera di consiglio del 19 novembre, ma la scelta del criterio è politica e spetta a chi governa l’Azienda e a chi ne nomina i vertici.

A luglio la maggioranza aveva indicato il 30 ottobre come termine per cambiare il regolamento. Il 4 settembre ha poi approvato un ordine del giorno che esclude gli usi turistici senza dire come scegliere fra chi partecipa a un bando. Il 30 ottobre è passato senza regolamento: presentando la nuova direttrice, in servizio dal 1° dicembre, il presidente dell’Azienda ha detto che «il primo passo per lei sarà approfondire il lavoro sul nuovo regolamento». Fino ad allora vale il testo del 2018, lo stesso con cui è stato scritto il bando di via Maccari.

Il patrimonio di Montedomini viene in buona parte da lasciti fatti per assistere chi ha bisogno. Metterne all’asta un appartamento fra un’impresa e una cooperativa che accoglie donne vittime di violenza, e assegnarlo a chi offre tredici euro in più, significa lasciare che un ente pubblico di assistenza ragioni come un proprietario qualsiasi. Il Comune ha il potere di cambiare questa logica, e il Consiglio può farlo già nelle prossime sedute.

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