“Una scelta politica trattata come ordinaria amministrazione: prima del 22 ottobre Palazzo Vecchio dica se quella posizione è sua”
Dmitrij Palagi – Sinistra Progetto Comune
Il Comune di Firenze è costituito in sei dei ricorsi al TAR contro la nuova pista di Peretola: a settembre ha difeso nel merito il Masterplan contro i Comuni di Sesto Fiorentino, Calenzano, Carmignano, Poggio a Caiano e Campi Bisenzio. Questa scelta non è passata da un atto della Giunta né del Consiglio. L’hanno disposta sei determine dirigenziali del 5 febbraio 2026, e l’Avvocatura comunale, rispondendo a un nostro accesso agli atti, ci ha confermato che è stata considerata una decisione di natura gestionale, senza atti di indirizzo politico.
Eppure dagli stessi documenti emerge che le strade erano più d’una. Il 21 gennaio l’Avvocatura trasmette il ricorso di Poggio a Caiano e chiede di «valutare attentamente l’opportunità di costituirsi». Gli atti impugnati sono dei Ministeri dell’Ambiente e della Cultura e della Regione, e il Comune di Firenze, scrive, «risulta coinvolto solo marginalmente nella questione». La nota era indirizzata anche all’Ufficio del Sindaco. Quindici giorni dopo arrivano le determine, con una motivazione di una riga: costituirsi «al fine di tutelare gli interessi e le ragioni dell’Ente». Quali siano questi interessi, negli atti non ci risulta sia esplicitato.
A marzo il Comune si costituisce con memorie di una pagina, in cui chiede di respingere i ricorsi e di condannare chi li ha presentati a pagare spese e onorari del giudizio. A settembre il tono cambia: la memoria per l’udienza del 22 ottobre sostiene che il Comune si è espresso a favore della nuova pista «fin dal 2011». Aggiunge che il Masterplan riduce consumo di suolo e impatto acustico, «diversamente da quanto sostenuto dalle Amministrazioni ricorrenti», e si chiude «aderendo, fin d’ora, alle difese delle Amministrazioni statali e regionali». È una presa di posizione politica nei confronti dei Comuni vicini, e nessun organo politico l’ha discussa, con la Sindaca che è anche Sindaca della Città Metropolitana.
Negli stessi giudizi sono intervenuti a sostegno del Masterplan anche enti che il Comune finanzia o di cui è socio, e ciascuno ha spiegato perché. La Fondazione Palazzo Strozzi richiama il turismo culturale, ma anche il fatto che Toscana Aeroporti è un suo «partner istituzionale e finanziatore»: per questo, scrive, è suo «chiaro interesse» che la società «ottenga un risultato positivo». La Fondazione Teatro del Maggio sostiene che la presenza di pubblico straniero «è direttamente collegata alla possibilità di raggiungere agevolmente la città di Firenze». Firenze Fiera parla di collegamenti «certi e agevoli» per le sue manifestazioni. Maggio e Firenze Fiera hanno firmato un unico atto con Pitti Immagine e le associazioni di categoria, nel quale le ragioni dei Comuni ricorrenti diventano «pretestuosi convincimenti ideologici». Davvero non si vede la politica dietro a questo sistema che si è attivato?
Il 5 ottobre la maggioranza ha respinto il nostro ordine del giorno che chiedeva chi avesse deciso di andare in giudizio e chi ne avrebbe sostenuto i costi. Oggi una parte della risposta la conosciamo dagli atti. Per il resto abbiamo depositato un’interrogazione urgente. Chiediamo se la valutazione sollecitata dall’Avvocatura sia stata fatta e da chi, e se la linea sostenuta in udienza sia della Giunta o vada letta come posizione tecnica. Chiediamo infine se la Giunta intenda almeno rinunciare alla richiesta che siano i Comuni della Piana a pagare le spese del giudizio. Fino al 22 ottobre questo margine c’è ancora.
Sull’opera che più divide l’area metropolitana, la posizione di Firenze davanti a un giudice dovrebbe passare dalla Giunta e dal Consiglio, dove se ne può discutere e dove i Comuni vicini possono chiederne conto. Trattarla come un adempimento d’ufficio vuol dire sottrarla proprio a quel confronto ed è una scelta politica.







