Tag: sindacati

  • Aggredito un sindacalista a Prato: la politica non può continuare a non vedere

    Aggredito un sindacalista a Prato: la politica non può continuare a non vedere

    Chi organizza il lavoro precario ha diritto a farlo senza essere picchiato: è una questione costituzionale

    Dmitrij Palagi, Sinistra Progetto Comune

    Esprimiamo solidarietà piena al sindacalista di Sudd Cobas Prato, aggredito ieri durante un’azione sindacale alla stamperia Mix. Quello che è accaduto non è un episodio isolato: è il risultato di un sistema che strutturalmente tollera, quando non alimenta, la violenza contro chi prova a organizzare il lavoro più precario e meno tutelato, che ha radici profonde e lontane. È da prima della nascita della Repubblica italiana che la tendenza di chi sta al potere è di reprimere ogni conflitto, se non si riesce a disciplinarlo.

    Il distretto tessile pratese è uno dei più importanti d’Europa. Produce per i marchi del lusso globale, compreso quel gruppo Kering che in questi stessi giorni annuncia cinquantaquattro esuberi nella filiera fiorentina e troverà lavoratori e lavoratrici in piazza il 20 maggio. C’è un filo preciso che attraversa questi avvenimenti: il lusso guadagna, la filiera paga, e chi prova a tutelare chi lavora nella filiera subisce aggressioni.

    Come Sinistra Progetto Comune abbiamo già chiesto al Consiglio comunale di Firenze di occuparsi del nesso tra economia del lusso, appalti, subappalti e diritti di chi lavora. Continueremo a farlo, evidenziando l’importanza di dare riconoscimento a vertenze che spesso finiscono ai margini.

    Quello che colpisce è quanto poco emergano queste vicende in campagna elettorale e nel dibattito pubblico. Si parla di imprese – raramente delle condizioni di chi dentro quelle imprese ci lavora. Si parla di immigrazione, ma non del sistema organizzato che sfrutta le persone e di come mai alla fine tutto sembra essere tollerato, se rimane fuori dal visibile.

    La solidarietà non è ovviamente sufficiente, se non si mette in discussione il modello di sistema a cui i Sudd Cobas si oppongono ormai da molto tempo: ed è su questo che torneremo a chiedere azioni pratiche anche al Comune di Firenze, per quanto avviene sul nostro territorio secondo logiche analoghe.

  • Appalto servizio assistenza domiciliare: ritirare il licenziamento

    Appalto servizio assistenza domiciliare: ritirare il licenziamento

    “Le persone che si prendono cura della nostra cittadinanza non possono essere lasciate sole. La Giunta ha saputo del licenziamento dalla stampa e dalla nostra domanda di attualità”

    Dmitrij Palagi – Sinistra Progetto Comune

    Oggi in Consiglio Comunale Sinistra Progetto Comune ha discusso la domanda d’attualità sul licenziamento di una lavoratrice del Servizio di Assistenza Domiciliare (SAD) del Comune di Firenze, gestito da Consorzio Blu, avvenuto il 30 aprile scorso, come denunciato da USB e CUB.

    La risposta della Giunta ha confermato un dato che già di per sé dice tutto: l’Amministrazione ha appreso del licenziamento dalla stampa e dalle nostre domande. Non dall’appalto, non da un meccanismo interno di monitoraggio: dalla stampa. A un anno dall’approvazione, all’unanimità, con 30 voti favorevoli e nessun contrario, dell’Ordine del Giorno 2025/00608 del 31 marzo 2025, che chiedeva alla Sindaca e alla Giunta “massima attenzione nel monitoraggio di quanto avverrà dal 1° aprile 2025”, questo è già un fatto che merita di essere registrato.

    Quell’atto, promosso da Sinistra Progetto Comune, era stato collegato al cambio di appalto SAD e al subentro di Consorzio Blu. Chiedeva tre cose precise: superamento dei problemi legati alla banca ore negativa, continuità lavorativa per tutto il personale, garanzia del salario minimo introdotto dal Comune nel 2024. L’intero Consiglio Comunale lo aveva fatto proprio.

    Oggi dobbiamo verificare che quegli impegni siano stati mantenuti — per tutte e per tutti, senza eccezioni.

    La Giunta ha riferito che il licenziamento sarebbe avvenuto a seguito di “fatti di una certa gravità”, emersi da segnalazioni ricevute dal Consorzio su una situazione specifica. Non è stato possibile valutare la proporzionalità del provvedimento, né conoscere il dettaglio delle contestazioni, ma ribadiamo che il ritiro del licenziamento e il reintegro della lavoratrice sono l’unica soluzione.

    Abbiamo portato in aula anche lo storico di quanto documentato dalla stampa sulle condizioni in cui operano le lavoratrici del SAD: aggressioni nelle case dell’utenza, carichi di lavoro pesanti, situazioni di tensione che chi svolge questo lavoro affronta quotidianamente, spesso in solitudine.

    Il lavoro delle operatrici e degli operatori dell’assistenza domiciliare è lavoro invisibile. Entra nelle case, si prende cura di persone anziane e/o con disabilità, di famiglie in difficoltà. È lavoro di relazione, spesso in condizioni fisiche ed emotive difficili, con retribuzioni che raramente rispecchiano il valore sociale di ciò che viene fatto ogni giorno. È un lavoro di cui la politica non parla quasi mai.

    Noi stiamo da quella parte: dalla parte di chi lavora nel Servizio di Assistenza Domiciliare.

    La Giunta ha detto che valuterà un proprio intervento “qualora opportuno”. Noi pensiamo che la condizione concreta di questa lavoratrice sia già un segnale di allarme rispetto agli impegni assunti un anno fa. Ha aggiunto che è in corso un “confronto costruttivo” con le organizzazioni sindacali sulle condizioni lavorative, che USB e CUB si sono attivati, e che l’obiettivo è garantire un assetto organizzativo che migliori le condizioni di lavoro nell’appalto.

    Prendiamo atto di tutto questo. E restiamo in attesa, al fianco della mobilitazione, fino a che la lavoratrice non tornerà al suo posto di lavoro.

  • Maggio Musicale: avevamo avvertito. Ci vuole chiarezza verso chi lavora

    Maggio Musicale: avevamo avvertito. Ci vuole chiarezza verso chi lavora

    “Chiediamo a Sindaca e Giunta di esprimersi sulla vicenda. Sono anni che al personale vengono chiesti sacrifici”


    Dmitrij Palagi — Sinistra Progetto Comune

    La vicenda che riguarda Ilias Tzempetonidis — fresco di nomina come casting manager del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, con contratto già formalizzato a partire da novembre — non è una questione che riguarda solo la stampa nazionale. Riguarda le lavoratrici e i lavoratori del Maggio, che hanno il diritto di sapere in quale contesto istituzionale si trovano a operare.

    È tema che abbiamo già sollevato, e lo abbiamo fatto emergere in Commissione Controllo. Lo ripetiamo oggi, perché la situazione ha rinnovato l’attenzione pubblica. E chiediamo: è stato definito l’importo per l’incarico, visto che su questo non ci erano state date risposte.

    Tzempetonidis risulta tra i dodici indagati nell’inchiesta della Procura di Napoli sulla gestione del Teatro San Carlo, condotta dalla Guardia di Finanza con l’ipotesi di truffa, peculato e falso. Non c’è ancora un rinvio a giudizio: siamo nella fase delle indagini. Lo diciamo con chiarezza, perché le garanzie valgono per tutte e tutti. E perché non è questo il problema politico principale, come ci è capitato di precisare per le vicende della stagione Pereira. L e soluzioni ai problemi non vanno trovate nei tribunali e le garanzie individuali non esimono le istituzioni dal fare il proprio lavoro. Leggiamo dai quotidiani che due sigle sindacali della Fondazione del Maggio — FIALS e CGIL — hanno scritto che il teatro rischia un «pregiudizio reputazionale» e che il clima è di «evidente apprensione». Hanno chiesto esplicitamente di riesaminare l’incarico. Quella richiesta non ha trovato risposta da parte della direzione.

    Le lavoratrici e i lavoratori del Maggio non sono una variabile secondaria nella gestione di un teatro pubblico. Sono una sua parte imprescindibile ed essenziale. E quando le loro rappresentanze sindacali chiedono formalmente attenzione su una nomina che li riguarda — in una fondazione i cui soci fondatori includono il Comune di Firenze — la Giunta non può limitarsi ad aspettare gli sviluppi giudiziari. Anche perché da anni alle maestranze si chiedono sacrifici e da tempo si chiede una riorganizzazione complessiva del Teatro.

    Presenteremo un atto formale chiedendo alla Sindaca e alla Giunta di esprimere una posizione pubblica: se ritengano opportuno che la Fondazione del Maggio prosegua senza modifiche con una nomina contestata dai sindacati e legata a un’indagine in corso; quali strumenti di vigilanza intendano esercitare nell’ambito delle proprie prerogative di socio fondatore; e se vi sia disponibilità a convocare un momento di confronto che includa le rappresentanze dei lavoratori.

    Il Maggio è un bene pubblico. La sua credibilità si costruisce anche attraverso la trasparenza nelle nomine e il rispetto di chi ci lavora ogni giorno.

  • SAS in agitazione: il Comune si attivi

    SAS in agitazione: il Comune si attivi

    “Dopo anni di sottovalutazione, va compresa la centralità di personale e organizzazioni sindacali”


    Dmitrij Palagi – Sinistra Progetto Comune

    Quattro sigle sindacali — FILT CGIL, FIT CISL, UILTRASPORTI e FILLEA CGIL — hanno dichiarato lo stato di agitazione del personale di SAS Servizi alla Strada S.p.A., la partecipata al 100% del Comune di Firenze che gestisce mobilità, parcheggi, servizi cimiteriali e obitorio comunale. La loro lettera del 26 marzo 2026 smonta punto per punto la versione aziendale di relazioni sindacali positive: quello che SAS chiama dialogo, i sindacati lo definiscono una comunicazione unilaterale di decisioni già prese, in cui alle organizzazioni dei lavoratori è stato chiesto di prendere atto, non di negoziare.

    Non sorprende. Nel 2022 lo scrivente gruppo consiliare aveva già documentato come SAS avesse cambiato unilateralmente turni e mansioni del personale cimiteriale senza accordo sindacale, adducendo l’assenza di «tempi tecnici». L’allora Assessore di competenza rispose all’interrogazione consiliare affermando che «la proprietà confida nella corretta gestione delle relazioni sindacali da parte della Società». Quella fiducia mai messa in discussione, nonostante le varie segnalazioni delle opposizioni, ha prodotto i risultati che oggi vediamo: un’azienda dove, a distanza di anni, i problemi si sono moltiplicati e il conflitto è esploso.

    La lettera sindacale non lascia spazio a interpretazioni di comodo. I sindacati elencano vertenze concrete che restano aperte da mesi:

    • il mancato riconoscimento degli inquadramenti superiori per le sedi di Depositeria e Veracini, inseriti nel budget 2026 e poi improvvisamente negati;
    • la rimozione di indennità a lavoratori che continuano a svolgere le stesse mansioni che ne prevedono l’erogazione;
    • la modifica dei turni con l’imposizione del lavoro tutti i sabati per alcuni dipendenti, con l’obiettivo — esplicito secondo i sindacati — di aggirare l’indennità di turno;
    • organigrammi che non corrispondono alla realtà operativa, con spiegazioni incoerenti date per mesi;
    • ferie e ROL imposti dall’azienda per esigenze proprie, mentre da oltre due anni si rifiuta di definire un accordo per lo smaltimento programmato;
    • carenze di organico per mancata sostituzione del personale uscente;
    • straordinari imposti con ordini di servizio — anche per far partecipare il personale agli incontri con le psicologhe aziendali, presentati come risposta al disagio interno.

    C’è un elemento che rende questa vicenda ancora più grave dal punto di vista politico-istituzionale: il contratto di servizio tra Comune di Firenze e SAS, stipulato il 27 marzo 2017, è scaduto il 5 marzo 2026 — tre settimane prima dello stato di agitazione. Il Comune aveva e ha l’opportunità — e il dovere — di usare il rinnovo contrattuale per fissare condizioni vincolanti in materia di relazioni sindacali, rispetto del CCNL e dignità del lavoro. Invece, tutto sembra procedere nell’inerzia.

    Ricordiamo che poche sedute fa c’è stato anche un passaggio di immobili da Palazzo Vecchio alla società. In quella sede avevamo ricordato l’urgenza di ricordarsi di chi ogni giorno con il suo lavoro rende possibile l’erogazione dei servizi, le lavoratrici e i lavoratori.

    SAS non è un’azienda privata che opera a condizioni di mercato: è una società in-house, uno strumento operativo del Comune di Firenze, il cui Consiglio di Amministrazione è interamente nominato dall’Amministrazione comunale. Parlare di autonomia gestionale per giustificare il non intervento è una finzione. La Giunta di centrosinistra ha scelto per anni di guardare dall’altra parte, di non esercitare i propri poteri di indirizzo e controllo che il D.Lgs. 175/2016 attribuisce al socio unico. Il risultato è un’azienda dove si denuncia di sentirsi sistematicamente ignorati, il clima interno peggiora e quattro sindacati dichiarano lo stato di agitazione.

    Il 10 aprile è previsto un incontro tra SAS e sindacati. Le OO.SS. hanno avvertito che parteciperanno solo se si tratterà di un reale cambio di passo, non di un’ulteriore riunione rituale. La Giunta non può fare la spettatrice: deve riferire alla Commissione Controllo Enti Partecipati, deve esigere dall’azienda che quella riunione produca risultati concreti, deve chiarire che le pratiche descritte dai sindacati — dall’elusione delle indennità alla gestione delle ferie, dagli straordinari imposti agli inquadramenti negati — non sono accettabili.

    Per questo abbiamo depositato un’interrogazione consiliare. Non basta sapere cosa è successo: la Città merita sapere cosa intende fare chi governa.

  • Toscana Aeroporti: occorre tornare a convocare il tavolo con i sindacati

    Toscana Aeroporti: occorre tornare a convocare il tavolo con i sindacati

    “In Commissione 9 di Palazzo Vecchio a Firenze parere negativo del PD su un atto approvato invece a Pisa”


    Dmitrij Palagi – Sinistra Progetto Comune Firenze
    Giulia Contini – Diritti in Comune: Una città in Comune- Rifondazione Comunista Pisa

    Nel 2024 i nostri gruppi consiliari avevano chiesto ai Comuni di Firenze e Pisa (soci di minoranza di Toscana Aeroporti) di far parte del tavolo “Sviluppo e crescita degli aeroporti di Pisa e Firenze”. Si tratta di un tavolo regionale in cui le questioni lavorative e sindacali, a partire dal futuro dell’Handling e degli appalti di Toscana Aeroporti, dovevano trovare uno spazio di confronto tra la società che gestisce gli scali di Pisa e Firenze, i rappresentanti dei lavoratori e delle lavoratrici e le istituzioni visti anche i grossi problemi di relazioni sindacali con Toscana Aeroporti.

    Non a caso, ripetutamente, dopo il processo di privatizzazione del sistema aeroportuale toscano abbiamo portato nei Consigli comunali di Pisa e Firenze mozioni in solidarietà alle vertenze del personale dell’Handling e di tutti gli appalti diretti ed indiretti e più volte (con atti approvati) abbiamo portato la richiesta di aprire spazi di confronto in cui le due amministrazioni avessero un ruolo attivo nel difendere quell’interesse pubblico che per noi coincide con la tutela dei diritti di chi nell’aeroporto ci lavora e quindi anche dei salari.

    Se a Pisa l’atto è stato approvato dal Consiglio comunale, anche se il sindaco Conti non ha dato seguito alle azioni conseguenti decise dall’assemblea cittadina come nel caso della decisione di partecipare al ricorso al Tar con gli altri comuni della piana fiorentina contro il progetto della nuova pista di Peretola, a Firenze, invece,  – dopo diversi mesi – si è arrivati a un parere negativo da parte della Commissione di competenza, ieri pomeriggio, con il voto contrario del PD, l’astensione delle destre e il voto favorevole di AVS-Ecolò. 

    È un fatto grave, ma lo è ancor di più in un contesto in cui Toscana Aeroporti ha deciso unilateralmente di chiudere quel tavolo di confronto nonostante le proteste di tutte le organizzazioni sindacali e con l’imminente bando per l’affidamento del servizio di Handling.

    Toscana Aeroporti ha ricevuto milioni e milioni di euro pubblici durante la fase pandemica, mentre continuava a distribuire i propri dividendi tutto a favore della multinazionale Corporacion America. Ha poi ripreso a registrare una crescita di passeggeri per volo e un aumento del traffico complessivo dei mezzi.

    Insomma, Toscana Aeroporti registra utili e dividendi da record, ma ancora una volta non è tutto ora quello che luccica visto che numeri e profitti record avvengono sulle spalle delle lavoratrici e dei lavoratori, con gare continue per la gestione dei servizi che vedono una costante riduzione del costo del lavoro.

    È inaccettabile che i soci pubblici, governati tanto dal centrosinistra quanto dal centrodestra, non intraprendano un’ azione decisa nei confronti di Toscana Aeroporti perché si apra un vero confronto con le organizzazioni sindacali, sostenendo in maniera bipartisan invece gli interessi privati a favore di una nuova pista di Peretola, totalmente subalterni alle regole finanziarie, invece di tutelare l’ambiente, il territorio e i diritti di chi vive e lavora sui territori.

  • Vertenza Montblanc: approvata solidarietà del Comune di Firenze

    Vertenza Montblanc: approvata solidarietà del Comune di Firenze

    “Solo 4 voti favorevole, ma sono bastati per prendere una posizione al fianco della lotta e del SUDD Cobas”


    Dmitrij Palagi – Sinistra Progetto Comune

    La vertenza Montblanc ha interessato direttamente il Comune di Firenze, arrivando a ipotizzare una sorta di DASPO sindacale per esponenti del SUDD Cobas. All’azienda il Comune di Firenze ha recentemente concesso suolo pubblico per un evento aziendale, ma ancora non aveva preso posizione rispetto a una lotta fondamentale per la dignità delle classi lavoratrici e sfruttate.

    Nella seduta del Consiglio comunale di ieri si è posto rimedio, anche se il Partito Democratico – dopo un approfondimento in Commissione 9 e un iniziale sostegno – ha preferito fare mezzo passo indietro e astenersi, come le destre. I voti favorevoli sono stati 4, quelli di Sinistra Progetto Comune e di Alleanza Verdi Sinistra – Ecolò.

    Ricordiamo che anche la CGIL si era espressa in modo chiaro e che da nessuna parte si teorizza una criminalizzazione totale di chiunque faccia impresa, o di interi comparti.

    Sicuramente c’è un conflitto negato, tra capitale e lavoro, che si manifesta in forme più evidenti in settori storicamente meno sindacalizzati e con una forte presenza di personale senza cittadinanza. L’utilizzo di meccanismi di disciplinamento e repressione tocca non raramente momenti alti, anche grazie ai provvedimento del Governo nazionale, per niente contrastati dalle amministrazioni locali di centrosinistra in molti casi.

    Ringraziamo con l’occasione tutte le lavoratrici e i lavoratori che con i loro corpi si espongono, per garantire quello che dovrebbe essere scontato, dai limiti orari a un’adeguata retribuzione.

    La mozione approvata ieri non era un fatto scontato. Ringraziamo chi ha concorso a rendere possibile il risultato