Un pippone su di me, non su altro: metto le mani avanti, chi prosegue è avvisato.
Mi sono iscritto a Rifondazione Comunista vent’anni fa. Era difficile: si scendeva in piazza contro il Governo di cui si era parte, si parlava quasi solo di Berlusconi, e al primo congresso trovai 5 mozioni e una conflittualità enorme, quella della scissione di larga parte del gruppo dirigente.
Ho iniziato quando il Partito esprimeva il Presidente della Camera e in pochi mesi facevo militanza da extraparlamentare. Per anni ho affrontato gli errori e i debiti di un gruppo dirigente che non c’era più. Ho sempre pensato che in un’organizzazione si stia così: la politica riguarda i noi e i progetti, non i rapporti personali.
Ho fatto i presidi contro il Giorno del Ricordo prima che arrivasse la legge, quando la fiamma tricolore indignava e tante sinistre istituzionali ci dicevano di smetterla di fare pubblicità alle destre.
Vedere Bertinotti con Fini, il giorno in cui Rifondazione ringrazia La Russa per il parlamentare PD prestato per dare “diritto di tribuna” (firme per le elezioni e 2 per 1000) al partito, mi ha fatto male.
Condivido un momento di rabbia, ieri in aula. Forse ho frainteso, ma quando la maggioranza ci ha detto “o gli ordini del giorno tornano in commissione o ve li bocciamo” ho preferito ritirarli, per ragioni che non stanno in un post.
Stare dentro o fuori il centrosinistra divide ancora. Senza una lettura del potere resta solo la sopravvivenza. A Firenze c’è un potere dal basso da tutelare, ma senza prospettive nazionali e internazionali non basta.
A chi è più disorientato che arrabbiato vorrei dire: qualsiasi cosa capiti, conta restare leali a ciò per cui vale la pena impegnarsi. Ho rapporti leali con chi ha fatto scelte diverse e penso che se non facessi opposizione sarei meno utile alla mia classe, alla mia città.
Resto leale a questa idea: se la politica vuol dire accettare quello che ho visto ripetersi per 20 anni, allora serve rivendicarne un’altra, radicale quanto pragmatica, più con l’esempio che con le parole, più guardando a chi non crede a nessun noi e a nessun avvenire che a chi offre un cuscino più comodo al tavolo del potere.
Pubblicato su Facebook il 24 ottobre 2026, il giorno dopo la seduta del Consiglio comunale di venerdì 23 ottobre (il post originale). Altri pezzi nel Taccuino.

