Lotta: Quartieri e partecipazione

  • La Giunta annuncia centralità ai Quartieri, ma a quattro mesi dalla delibera non c’è ancora un atto sulle risorse

    La Giunta annuncia centralità ai Quartieri, ma a quattro mesi dalla delibera non c’è ancora un atto sulle risorse

    “La stampa dà per acquisiti i 60.000 euro a Quartiere, ma in Rete Civica non ci risulta pubblicato alcun provvedimento formale che li stabilisca”


    Dmitrij Palagi – Sinistra Progetto Comune

    La riforma delle circoscrizioni è tornata sui giornali e, a leggere il Corriere Fiorentino del 27 giugno 2026, sembrerebbe esserci un consenso unanime sulla «centralità ai Quartieri». Noi su un punto restiamo molto concreti: la centralità non si misura dai comunicati, ma dagli atti e dalle risorse. E sugli atti, a quattro mesi dalla Deliberazione di Giunta n. 60/2026, la situazione è la stessa che avevamo denunciato a maggio.

    Quella delibera, esecutiva dal 14 marzo, aveva dato alle Direzioni competenti un mandato preciso: individuare entro sessanta giorni le tipologie di intervento su cui i Collegi di Presidenza dei Quartieri potranno decidere e definirne il budget. Il termine è scaduto il 13 maggio. A oggi, fine giugno, le uniche determine attuative di quella delibera che si trovano in Rete Civica riguardano i gettoni di presenza dei consiglieri circoscrizionali: nulla sull’autonomia decisionale, nulla sul budget. La cifra di cui parla la stampa (300.000 euro complessivi, 60.000 per ciascun Quartiere) non ci risulta stabilita in alcun provvedimento formale pubblicato, ma è quella che abbiamo tirato fuori noi a seguito di indiscrezioni, evidentemente fondate, perché mai smentite, ma neppure confermate amministrativamente).

    C’è poi la conferma di quello che avevamo previsto. Nello stesso articolo Palazzo Vecchio precisa che l’autonomia dei Quartieri si esercita su due ambiti (la manutenzione stradale ordinaria e il supporto agli uffici della mobilità) «tutto nell’ambito del contratto di Global Service». Tradotto: non risorse proprie da gestire, ma una delega operativa dentro contratti già in essere, con la possibilità di indicare priorità. È esattamente la differenza che avevamo posto: tra un decentramento reale e uno simbolico.

    Quando la Sindaca afferma (nello stesso articolo) che «il tema centrale è politico, non di risorse», noi rispondiamo che le due cose non si separano. Non si distribuisce potere verso il basso senza distribuire anche capacità di spesa. Sessantamila euro l’anno per Quartiere valgono meno di un euro per abitante e meno dello 0,02 per cento del bilancio comunale: in altre città italiane le istituzioni decentrate gestiscono risorse di tutt’altro ordine, con capitoli e funzioni proprie. Senza un bilancio autonomo, la «centralità» rischia di restare una parola.

    Per questo abbiamo depositato una domanda di attualità, chiedendo alla Sindaca e alla Giunta se l’atto attuativo previsto dalla delibera sia stato finalmente adottato, se i 300.000 euro siano stabiliti in un provvedimento formale e di quale natura sia quella dotazione (risorse aggiuntive con capitoli propri o delega interna al Global Service), se si intendano assegnare ai Quartieri risorse proprie ulteriori e con quali strumenti, e quali decisioni siano state assunte sull’incremento di personale promesso. Non è rientrata nella mezz’ora della seduta di oggi e diventerà interrogazione urgente: l’ennesima a cui si deciderà di non rispondere?

    Continueremo a fare la nostra parte perché il decentramento sia un trasferimento effettivo di poteri e mezzi alle comunità dei territori, e non un esercizio di comunicazione. I Quartieri sono il primo luogo della partecipazione: meritano risorse vere, regole certe e un Consiglio comunale messo nelle condizioni di controllare quello che la Giunta annuncia.

  • Se il portale sosta per la residenza non funziona la responsabilità non si deve scaricare sulla cittadinanza

    Se il portale sosta per la residenza non funziona la responsabilità non si deve scaricare sulla cittadinanza

    Depositata un’interrogazione su Servizi alla Strada: la dichiarazione di atto notorio ci appare un errore

    La sosta gratuita nella propria zona di residenza è un diritto riconosciuto alle persone residenti. Eppure, per continuare a usufruirne, Servizi alla Strada S.p.A. (società a socio unico del Comune di Firenze) chiede ora di registrare la targa su un portale online entro il 30 giugno. Peccato che diverse persone, pur essendosi registrate seguendo le istruzioni, non riescano ad accedere. E quando chiedono assistenza, la risposta non è la soluzione del guasto, ma l’invito a firmare una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà (un atto che comporta responsabilità penali) per ottenere ciò che già spetta loro.

    È il rovesciamento del rapporto tra ente e cittadinanza. Il portale è loro, il malfunzionamento è loro, e la responsabilità (addirittura penale) si scarica sulla cittadinanza. Si pretende un atto notorio per un diritto che dipende dalla sola residenza. È una piccola assurdità burocratica che rischia di tradursi in una cultura amministrativa precisa: il sospetto verso la cittadinanza al posto del servizio.

    C’è poi la questione di chi resta fuori. La registrazione passa esclusivamente da un canale digitale, con SPID o credenziali: chi ha barriere digitali, chi non ha un’identità digitale, chi ha poca dimestichezza con gli strumenti informatici rischia semplicemente di perdere un beneficio dovuto.

    Il gruppo solleva anche un nodo che con la gestione della sosta c’entra poco. L’informativa sul trattamento dei dati del servizio dichiara che le informazioni raccolte (compresi la targa e i dati di localizzazione) sono trattate anche per finalità di «contrasto all’evasione fiscale», di «contrasto di attività criminali» e di «integrazione e qualificazione di banche dati». La registrazione per parcheggiare sotto casa diventa così anche uno strumento di incrocio dei dati e di controllo. Su questo la cittadinanza ha diritto a piena trasparenza.

    Con l’interrogazione Sinistra Progetto Comune chiede alla Sindaca e alla Giunta di garantire che nessuna persona residente perda la sosta gratuita per un guasto del portale, anche oltre il 30 giugno; di prevedere un canale alternativo non telematico per chi non ha identità digitale; di chiarire perché venga preteso un atto di notorietà per un diritto già riconosciuto; e di spiegare con quali garanzie i dati della sosta possano essere usati per finalità di controllo.

  • 595 milioni di euro senza consultazione pubblica: presentata una mozione per cambiare pratiche

    595 milioni di euro senza consultazione pubblica: presentata una mozione per cambiare pratiche

    «Non stiamo chiedendo qualcosa di straordinario, ma di esercitare una facoltà che la legge prevede»

    Il Comune di Firenze ha approvato un Piano Triennale dei Lavori Pubblici 2026/2028 da oltre 595 milioni di euro (che include la nuova linea tramviaria Libertà-Rovezzano e gli interventi allo Stadio Franchi) senza aprire alcuna finestra di partecipazione pubblica. Sinistra Progetto Comune aveva chiesto conto di questa scelta con un’interrogazione depositata il 31 marzo scorso. La risposta è arrivata oggi dall’Assessore di competenza: la scelta è stata «assunta consapevolmente». Il gruppo ha depositato oggi una mozione per cambiare prassi.

    Il Codice dei Contratti Pubblici (D.Lgs. 36/2023) consente alle amministrazioni di aprire una consultazione pubblica di trenta giorni dopo l’adozione del Programma Triennale, raccogliendo osservazioni da cittadine e cittadini, professionisti e operatori economici. Non è un obbligo, ma una facoltà e il Comune di Firenze non l’ha esercitata.

    L’interrogazione chiedeva se la scelta fosse consapevole e se l’Amministrazione intendesse adottare una prassi stabile per i cicli futuri. La risposta dell’Assessore con delega alla Partecipazione è netta: la consultazione non è stata attivata perché «non concretamente praticabile» su un documento così ampio e complesso, e per il futuro l’Amministrazione «continuerà a valutare le modalità più appropriate». Nessun impegno concreto.

    La tesi della «non praticabilità» è smentita da altri enti. La Regione Piemonte attiva sistematicamente la consultazione pubblica sul proprio Programma Triennale (ha aperto osservazioni sul piano 2026-2028 fino al 17 aprile 2026, con un canale istituzionale dedicato). Il Comune di Rivoli ha fatto lo stesso con delibera di Giunta del giugno 2025. Se un programma regionale, per definizione più vasto e complesso di quello comunale, è consultabile, non si capisce perché quello di Firenze non lo sia.

    C’è poi una questione di sostanza. La risposta cita la pubblicazione degli atti in Amministrazione Trasparente come strumento di coinvolgimento. Ma la trasparenza (intesa come accesso passivo agli atti) non è partecipazione. Sono due cose diverse, ed è importante non confonderle.

    Vale anche ricordare che la Toscana ha una delle leggi regionali sulla partecipazione più avanzate d’Italia (L.R. 46/2013), che mette a disposizione degli enti locali supporto metodologico e finanziario per attivare processi partecipativi. Il Comune non l’ha usata.

    Per questo chiediamo alla Sindaca e alla Giunta di adottare come prassi stabile la consultazione pubblica di trenta giorni per ogni futuro ciclo programmatorio, di definire modalità strutturate per raccogliere le osservazioni e motivare pubblicamente quelle non accolte, di valutare il ricorso agli strumenti della L.R. 46/2013 per processi partecipativi supportati dalla Regione, e di riferire al Consiglio Comunale (attraverso le Commissioni competenti) sugli strumenti di partecipazione attiva attivati o previsti per la programmazione delle opere pubbliche. Questi impegni sono contenuti nella mozione depositata oggi.

  • Piazza Nannotti: progetto approvato tre volte, cantiere mai aperto, diciotto anni di rinvii

    Piazza Nannotti: progetto approvato tre volte, cantiere mai aperto, diciotto anni di rinvii

    «Apriti Piazza – Chiusi i CPR»: uno spazio che la comunità ha riempito di senso, intrecciando più istanze


    Dmitrij Palagi — Sinistra Progetto Comune
    Lorenzo Palandri — Sinistra Progetto Comune Quartiere 2

    Sabato 13 giugno 2026 piazza Nannotti si è riempita di attività: il laboratorio di muralismo della crew di Flores da Favela, il Gioco dell’Oca sulla detenzione amministrativa curato dall’operatrice legale Alessia Cecchetti, la presenza della rete Florence Must Act, con il sostegno di Cesvot. «Apriti Piazza – Chiusi i CPR», a un anno dal murale dedicato a Ousmane Sylla e Moussa Baldé, ha mostrato una cosa semplice: dove le istituzioni rinviano, una comunità sa prendersi uno spazio e dargli vita.

    Ed è proprio guardando quella piazza viva che salta agli occhi il paradosso. Perché Piazza Nannotti, da quasi vent’anni, attende.

    Abbiamo ricostruito la vicenda atto per atto. La piazza viene intitolata a Franco Nannotti nel 2007 e dotata di aree pedonali nel 2010; la sua riqualificazione è una promessa che aleggia dal 2008, dalla stagione dei «cento luoghi». Dal 2018 l’area ha una scheda norma urbanistica dedicata (la ATs 03.23 «Pedonale Nannotti») con variante al Regolamento Urbanistico approvata e verifica ambientale conclusa con esclusione nel 2019. Il progetto definitivo viene approvato una prima volta nel 2018, di nuovo nel 2020 e una terza volta nel dicembre 2025. La delega per gli espropri arriva nell’aprile 2026.

    Il dato è questo: progetto definitivo approvato tre volte, urbanistica a posto, ripetuti voti del Consiglio comunale — e il cantiere non è mai partito. Su questa piazza il Consiglio si è espresso più volte, anche con un ordine del giorno per il completamento dell’opera presentato dal nostro gruppo e approvato l’11 aprile 2022. Siamo tornati sul tema con interrogazioni, question time e domande di attualità, dal 2021 a oggi. La risposta, ogni volta, è stata di fatto un nuovo rinvio.

    Non ci sono alibi tecnici, il problema è politico: è la scelta di non dare priorità a quel territorio e a chi lo vive. È lo stesso ordine di priorità che, sull’altro fronte, costruisce sistemi fondati sul disciplinamento delle persone — come i CPR, contro i quali la Commissione 7 di Palazzo Vecchio ha approvato pochi giorni fa la mozione che chiede di non realizzare alcuna struttura di questo tipo in Toscana.

    Sabato la piazza è stata attraversata con creatività: arte, laboratori, socialità, comunità. Ringraziamo il Quartiere 2 per aver dimostrato interesse e vicinanza verso queste attività, e ringraziamo tutte le persone e le realtà che hanno reso possibile la giornata.

    Aprire le piazze, chiudere i CPR. Su entrambe le cose proseguiremo il nostro impegno.

  • Gavinana: la Città sa da che parte stare, noi saremo al suo fianco

    Gavinana: la Città sa da che parte stare, noi saremo al suo fianco

    “Le provocazioni di Futuro Nazionale non nascono dal nulla, ma dalla copertura che hanno e dal contesto in cui nasce la loro proposta”


    Dmitrij Palagi — Sinistra Progetto Comune
    Lorenzo Fantoni — Sinistra Progetto Comune Quartiere 3

    Ieri eravamo al CPA Firenze Sud, per l’assemblea pubblica convocata in vista della manifestazione prevista per il pomeriggio del 19 giugno 2026. Abbiamo dato la nostra piena disponibilità a sostenere il percorso, nel pieno rispetto della pluralità e dell’autonomia dei diversi soggetti presenti.

    Partiamo da una premessa: a noi non interessa fare pubblicità all’eurodeputato Vannacci, ma non siamo convinti che il silenzio sia la migliore risposta, anzi. Perché Futuro Nazionale agisce con una copertura economica e di ordine pubblico: si è preso pezzi di potere grazie alle destre già presenti nelle istituzioni, e li usa ora per scaricare odio su chi da anni è al centro degli attacchi pubblici. Migranti e centri sociali vengono indicati in tutto l’Occidente come il nemico.

    Dire cose sempre più cattive non è un atto di coraggio, ed è perfino comodo: è la viltà di chi ha scelto la comodità del Governo Meloni per svolgere una funzione decisiva in quella coalizione. Anzi, oggi non ha più nulla di provocatorio. Davvero controcorrente, semmai, è il contrario: rifiutare le scorciatoie che fanno leva sulla nostra parte peggiore e avere il coraggio di sostenere politiche di integrazione, solidarietà, redistribuzione.

    I centri popolari autogestiti, gli spazi non disciplinati, le realtà solidali che si muovono fuori dalle logiche di profitto hanno sempre spaventato chi comanda dall’alto e reprime. Chi si prende cura dei quartieri senza bisogno delle forze dell’ordine non piace a chi non ha la minima idea di come potrebbe essere una società basata su solidarietà, mutualismo e autodeterminazione.

    Non si può parlare di deportazioni accanto al Memoriale di Auschwitz: perché il secolo scorso ci ha insegnato cosa succede quando certe idee arrivano al potere, senza alcun riguardo per l’inviolabilità di ogni esistenza umana.

    Come coalizione e gruppi consiliari saremo in piazza il 19 giugno 2026, al fianco del CPA e di tutte le realtà che ieri hanno aderito alla mobilitazione. Vedere tantissime persone presenti è stata la migliore risposta alle provocazioni di un eurodeputato che chiama chi vive a Firenze “fave”.

    Siamo “fave” che ogni giorno vivono Firenze e si preoccupano di sicurezza sociale, denunciando la speculazione finanziaria, l’emergenza abitativa, l’insostenibilità del costo della vita, la violazione di quegli articoli costituzionali che promettevano la rimozione degli ostacoli che producono disuguaglianza.

    Chiediamo nuovamente alla Sindaca e alla Presidente del Quartiere 3 di prendere una posizione. Da che parte stanno?

    A noi dell’eurodeputato non interessa nulla. Lui passa, come è passato dall’Esercito alla Lega e dalla Lega a un partito suo. Restano Gavinana e Firenze. E noi saremo con loro.

  • Su consultazione pubblica e ex Caserma Predieri

    Mozione n. 1036
    Presentato 10 Giugno 2026
    Firmatari Dmitrij Palagi (Sinistra Progetto Comune)
    Documenti Testo dell’atto (PDF)

    Mozione a prima firma di Dmitrij Palagi (Sinistra Progetto Comune). Il testo integrale è nel documento allegato.

  • Le Rose, 30 anni di storia e un bene comune a rischio abbandono

    Le Rose, 30 anni di storia e un bene comune a rischio abbandono

    “Il giorno dopo quello in cui la cooperativa annuncia il trasferimento forzato e nasce la nuova Associazione Le Rose, il gruppo consiliare chiede conto alla Giunta del protocollo del 2021 firmato dall’allora assessora, oggi Sindaca”


    Dmitrij Palagi – Sinistra Progetto Comune

    Il 2 giugno 2026, ieri, la Cooperativa sociale Le Rose ha celebrato, insieme a moltissime persone, la propria festa annuale annunciando che da settembre dovrà lasciare la sede storica di via Quintole (dichiarata inagibile dall’Azienda USL Toscana Centro cinque anni fa): come gruppo consiliare Sinistra Progetto Comune depositiamo questa mattina un’interrogazione alla Sindaca e alla Giunta per chiedere conto del ruolo del Comune in questa vicenda.

    La Cooperativa Le Rose gestisce da oltre 30 anni un centro diurno per persone con disabilità nel Comune di Impruneta, costruendo una comunità di cura e integrazione riconosciuta istituzionalmente. Quando l’ASL ha dichiarato inagibile la struttura, la cooperativa ha segnalato la propria disponibilità a reperire risorse per la ristrutturazione e a partecipare a percorsi condivisi. Le istituzioni hanno risposto con promesse che non si sono tradotte in azioni.

    Il 23 novembre 2021, con atto n. 00541, l’allora assessora all’Educazione, al Welfare e all’Immigrazione (oggi Sindaca) ha portato in delibera un protocollo d’intesa tra Comune diFirenze, Società della Salute, ASL Toscana Centro e Comuni limitrofi per avviare un tavolo di co-progettazione sulla sede di via Quintole. Il protocollo non è mai diventato operativo: l’Azienda USL Toscana Centro, che lo aveva essa stessa proposto, è rimasta l’unica parte a non averlo firmato, nonostante fosse già stato sottoscritto da tutti i Comuni e dalla Cooperativa stessa.

    La cooperativa ha comunicato pubblicamente di aver accettato il trasferimento a Casalta, nel Comune di San Casciano in Val di Pesa, come alternativa alla revoca immediata del servizio da parte della Società della Salute. Questo avrebbe comportato la dispersione degli utenti fragili in altre strutture e la perdita del posto di lavoro per tutti gli operatori. Nel proprio comunicato, la cooperativa descrive questa scelta come il risultato di pressioni istituzionali alle quali «utenti e famiglie, già provate dal passare degli anni e da un futuro incerto per i propri figli», non avrebbero potuto reggere. In concomitanza con questo annuncio, prende vita l’Associazione Le Rose, costituita con l’obiettivo dichiarato dicontinuare a «presidiare, abitare e custodire» gli spazi di via Quintole con il sostegno della cittadinanza. La cooperativa avverte esplicitamente che l’allontanamento della struttura rischia di portare il luogo «all’abbandono oppure in futuro alla vendita, sottraendolo così alla cittadinanza».

    Quello che è accaduto a Le Rose racconta qualcosa di preciso su come il sistema pubblico tratta le sue esperienze più preziose: le riconosce, le celebra, poi le lascia andare senza batterci ciglio. Il Comune di Firenze non era uno spettatore: aveva sottoscritto un protocollo, aveva una convenzione diretta con la cooperativa per attività con persone con disabilità, aveva assegnato un proprio immobile alla cooperativa nel 2024. La Sindaca era l’assessora che quel protocollo lo aveva portato in delibera. Vogliamo sapere cosa ha fatto l’Amministrazione in questi cinque anni per rendere operativo quell’impegno, e cosa intende fare adesso per evitare che gli spazi di via Quintole (di proprietà pubblica) vengano abbandonati o sottratti alla loro funzione di bene comune.

    L’interrogazione chiede alla Giunta se abbia sollecitato concretamente l’ASL a firmare il protocollo del 2021; quale posizione il Comune abbia sostenuto nelle sedi della Società della Salute riguardo all’alternativa posta alla cooperativa tra trasferimento e revoca del servizio; se si intenda garantire la continuità delle attività convenzionate con Le Rose anche dopo il trasferimento fuori dal territorio fiorentino; se l’Amministrazione intenda sostenere la riapertura del tavolo di co-progettazione per riconoscere la natura di benecomune degli spazi di via Quintole; e quali iniziative concrete intenda assumere per impedire che un immobile di proprietà pubblica venga abbandonato o alienato, a fronte della disponibilità della comunità (ora organizzata nell’Associazione Le Rose) a continuare a gestirlo con finalità sociali ed educative.

  • PalaGeminiani: annunciata la riapertura per la stagione 2026-2027

    PalaGeminiani: annunciata la riapertura per la stagione 2026-2027

    “Alcuni punti della risposta non ci tornano con la documentazione vista”


    Dmitrij Palagi — Sinistra Progetto Comune
    Thomas Maerten — Sinistra Progetto Comune

    Oggi ci è arrivata la risposta dell’Assessora allo Sport all’interrogazione urgente 2026/00645 sul PalaGeminiani di Novoli: quarantatré giorni dopo il deposito. La palestra aprirà “per l’inizio della stagione sportiva 2026-27”. Prendiamo atto della risposta e la confrontiamo con i dati degli atti pubblici che avevamo già raccolto.

    La Giunta attribuisce i ritardi al collaudo ai “tempi necessari per gli allacciamenti da parte di Enel e Toscana Energia” — la stessa giustificazione già fornita dall’Assessora il 15 aprile, quando la Nazione aveva pubblicato la notizia di una palestra inaugurata ma chiusa. Il problema è che gli atti pubblici permettono di datare questi allacciamenti con precisione: l’allaccio idrico con Publiacqua è stato formalizzato il 14 febbraio 2022, tre anni e tre mesi fa; l’allaccio elettrico con Edison il 31 ottobre 2024, diciannove mesi fa, mentre era già in corso la quinta proroga contrattuale. Se i gestori di rete hanno completato il loro lavoro nel 2022 e nel 2024, come possono essere loro la causa del mancato collaudo nel maggio 2026? I ritardi riguardano le certificazioni degli impianti elettrici, meccanici e strutturali che l’impresa costruttrice deve ancora consegnare — come la risposta stessa in parte conferma, citando certificazioni “in fase di completamento”. Sono carte che deve fornire chi ha costruito, non chi ha allacciato la rete, a quanto ci risulta.

    Sul fronte dei costi, la risposta afferma che il Comune non deve affrontare “alcun costo diretto o indiretto, perché fino alla conclusione di tutte le operazioni di collaudo l’opera è in carico all’impresa”. Questa affermazione va incrociata con gli atti: il 2 dicembre 2025 il Comune ha contratto un prestito di 150.000 euro con Cassa Depositi e Prestiti per finanziare le “Opere di completamento” della palestra Geminiani (DD 08835/2025). Il 9 dicembre 2025 queste opere sono state aggiudicate all’impresa costruttrice stessa; il 16 dicembre 2025 è stato formalizzato l’impegno di spesa. Si tratta di soldi pubblici — un mutuo che il Comune dovrà restituire — speso per lavori aggiuntivi su un’opera la cui inaugurazione era già avvenuta tre mesi prima. Non è un costo zero.

    L’inaugurazione con taglio del nastro si è tenuta il 6 ottobre 2025 e l’apertura effettiva al pubblico è programmata per settembre o ottobre 2026: significa che la palestra di Novoli sarà rimasta chiusa per almeno undici mesi dall’inaugurazione. Ad aprile l’Assessora aveva dichiarato che il collaudo si sarebbe concluso “entro circa due mesi”. Siamo a fine maggio, e l’orizzonte si è spostato di altri quattro mesi. Un impianto da oltre quattro milioni di euro, con un cartello “Chiuso — in attesa collaudo impianti” che gli abitanti del rione vedono da ottobre.

    L’interrogazione chiedeva anche se l’Amministrazione intendesse adottare un protocollo che subordini le inaugurazioni di opere pubbliche all’effettiva fruibilità degli impianti. Non c’è risposta su questo punto. È una domanda di sistema, non solo sul PalaGeminiani: a Firenze, negli ultimi anni, si sono moltiplicati i casi in cui l’inaugurazione ha preceduto l’apertura effettiva. Un protocollo trasparente tutelerebbe la cittadinanza, i quartieri che aspettano e la credibilità dell’Amministrazione stessa.

    Restano aperti i nodi principali che avevamo evidenziato. Il collaudo non è ancora concluso. L’impresa ha firmato la contabilità apponendo riserve, e il Comune ha individuato penali per il ritardo: la partita economica si deciderà in sede di collaudo tecnico-amministrativo, con un esito non ancora determinato. L’impresa originale è stata incorporata da un’altra nel 2026, e le garanzie residue sono ora in capo alla nuova società. L’apertura per la stagione 2026-27 è un impegno formale che prendiamo nota. Chiediamo che sia rispettato — e che quando aprirà si dica chiaramente alla Città quando e perché è rimasta chiusa per un anno.

  • PalaGeminiani, Novoli: inaugurato senza collaudo, chiuso da otto mesi, senza risposta da quarantadue giorni

    PalaGeminiani, Novoli: inaugurato senza collaudo, chiuso da otto mesi, senza risposta da quarantadue giorni

    “Il contratto prevedeva la consegna il 10 marzo 2023. Sei proroghe e novecento giorni dopo, il taglio del nastro è avvenuto tre giorni dopo il verbale di ultimazione. Il collaudo è ancora in corso. L’interrogazione urgente è senza risposta. Novoli aspetta”


    Dmitrij Palagi — Sinistra Progetto Comune*
    Thomas Maerten – Sinistra Progetto Comune Quartiere 5

    Il 14 aprile 2026 Sinistra Progetto Comune ha depositato l’interrogazione urgente 2026/00645 sul PalaGeminiani di Novoli. Chiedeva quando avrebbe aperto la palestra inaugurata il 6 ottobre 2025 con il taglio del nastro e ancora chiusa al pubblico con un cartello “Chiuso — In attesa collaudo impianti”. Chiedeva perché fosse stata inaugurata una struttura inagibile. Chiedeva se ci fossero contenziosi con l’impresa costruttrice. Quarantadue giorni dopo, la Giunta non ha ancora risposto — ben oltre i termini previsti per un’interrogazione urgente.

    Nel frattempo abbiamo ottenuto, attraverso un accesso agli atti formalizzato il 18 maggio 2026 dalla Direzione Servizi Tecnici, la documentazione completa sull’appalto: 39 determine e delibere che raccontano una storia diversa da quella comunicata pubblicamente.

    Il PalaGeminiani doveva essere consegnato il 10 marzo 2023. Non il 6 ottobre 2025, data dell’inaugurazione. Non “entro l’estate 2026”, come dichiarato dall’Assessora allo Sport ad aprile. Il 10 marzo 2023: 450 giorni dalla consegna del cantiere, avvenuta il 15 dicembre 2021, secondo la scadenza contrattuale originaria. Tra quella data e l’inaugurazione ci sono stati sei proroghe, due verbali di sospensione e oltre novecento giorni di slittamento — con un’impresa che ha cambiato nome e un progetto che è cresciuto in corsa.

    L’Assessora allo Sport ha attribuito i ritardi a “problemi legati alle società incaricate degli allacciamenti”. Gli atti dicono altro. L’allaccio idrico con Publiacqua è stato formalizzato il 14 febbraio 2022: due mesi dopo la consegna del cantiere, il che significa che l’allaccio alla rete idrica non era predisposto quando i lavori iniziarono. L’allaccio elettrico con Edison è stato formalizzato il 31 ottobre 2024: quasi tre anni dopo la consegna, durante la quinta proroga contrattuale, mentre già si parlava di inaugurazione imminente.

    C’è poi un elemento che non compare nel racconto ufficiale: la tribuna — l’elemento visibile di qualsiasi palestra polivalente — non era nel progetto esecutivo del 2017. È stata affidata con un contratto separato il 3 giugno 2024, in piena quinta proroga, con procedura di affidamento diretto. È stata pagata definitivamente il 23 marzo 2026: sei mesi dopo l’inaugurazione, mentre la struttura era già “aperta” con il taglio del nastro.

    Sulla tempistica dell’inaugurazione stessa: il 3 ottobre 2025 viene firmato il verbale di ultimazione lavori, con “piccoli lavori residui” e 75 giorni ulteriori concessi all’impresa per completarli (scadenza: 17 dicembre 2025). Il 6 ottobre 2025, tre giorni dopo, si tiene l’inaugurazione. La risposta all’accesso agli atti del 18 maggio 2026 è esplicita: il collaudo è ancora in corso, richiede certificazioni di materiali, certificazioni degli impianti, prove tecniche e strumentali “ancora in itinere” che l’impresa deve ancora consegnare. A quasi otto mesi dall’inaugurazione, la palestra è chiusa.

    Il quadro si complica ulteriormente. A dicembre 2025, mentre il collaudo era ancora da avviare, il Comune ha contratto un prestito di 150.000 euro con Cassa Depositi e Prestiti per finanziare nuove “Opere di completamento”, assegnate a gennaio 2026 con nuovo codice CUP e nuovo codice opera. L’impresa che ha costruito il PalaGeminiani, INSEL S.P.A., non esiste più: è stata incorporata in KMARK S.P.A. con atto notarile del 2026, preso d’atto dal Comune il 2 marzo 2026. Le garanzie contrattuali residue sono ora in capo alla società incorporante. All’impresa sono già stati corrisposti 3.254.818,14 euro su un appalto principale da circa 4,2 milioni. Ma l’impresa ha apposto riserve sulla contabilità e il Comune ha individuato penali per il ritardo: la differenza tra riserve e penali si definirà in sede di collaudo e potrebbe modificare sensibilmente il costo finale comunicato.

    L’interrogazione urgente chiedeva anche se l’Amministrazione intenda adottare un protocollo che subordini le inaugurazioni di opere pubbliche all’effettiva fruibilità degli impianti. È una domanda che vale al di là del PalaGeminiani. Novoli aspetta da anni una palestra funzionante. Le associazioni sportive del quartiere, la cittadinanza e chiunque abbia seguito il cantiere da dicembre 2021 meritano risposte. Dato che per via istituzionale non arrivano, le abbiamo cercate negli atti pubblici.

  • Quartieri, decentramento e bilancio: necessario dare risposte – Ex Domanda d’attualità C.C. del 18/05/2026

    Interrogazione n. 897
    Presentato 18 Maggio 2026
    Firmatari Dmitrij Palagi (Sinistra Progetto Comune)
    Documenti Testo dell’atto (PDF)

    Interrogazione a prima firma di Dmitrij Palagi (Sinistra Progetto Comune). Il testo integrale è nel documento allegato.

  • Commissione 6 dà parere favorevole sulla mozione per il Parco dell’Anconella

    Commissione 6 dà parere favorevole sulla mozione per il Parco dell’Anconella

    “La Casina Rosa come bene comune, l’anfiteatro riaperto, una programmazione stabile: la Giunta convochi il tavolo per un futuro partecipato”


    Dmitrij Palagi — Sinistra Progetto Comune
    Lorenzo Fantoni – Sinistra Progetto Comune Quartiere 3

    Ieri la Commissione consiliare 6 ha espresso parere favorevole sulla mozione n. 3/2025 “Un futuro partecipato per il Parco dell’Anconella”: 11 voti a favore, 1 astensione, 2 non votanti, nessun contrario.

    Il Parco Albereta-Anconella è la seconda area verde pubblica di Firenze dopo le Cascine: 107.000 mq lungo l’Arno, dal Ponte Da Verrazzano al viadotto Marco Polo, nel cuore del Quartiere 3. È uno spazio che appartiene alle residenti e ai residenti — non all’industria turistica — e che negli ultimi anni ha dimostrato di saper generare vita dal basso: associazioni culturali, attività sportive, gruppi che si sono organizzati spontaneamente sotto il nome di “Amiche e amici del parco dell’Anconella” e che hanno iniziato a interagire con l’Amministrazione con proposte concrete.

    Il problema è superare le criticità emerse negli ultimi anni, per questo è necessario superare la logica dei bandi stagionali come l’Estate Fiorentina e Autunno Fiorentino, che finiscono per far dipendere troppo le cose dall’attività di somministrazione.

    L’anfiteatro — prima del fortunale del 2015 — ospitava iniziative pubbliche regolari: da allora è rimasto sostanzialmente sottoutilizzato. La cosiddetta Casina Rosa è inserita nell’elenco dei beni comuni del Comune, ma è in attesa di interventi di ristrutturazione da tempo. I servizi igienici presentano problemi di accessibilità segnalati più volte. I lavori della tramvia hanno ulteriormente ridotto gli accessi, anche se non la frequentazione — il parco è vissuto, perché le persone ci tengono.

    La mozione invita la Sindaca e la Giunta a convocare un tavolo con la Presidente del Quartiere 3 e tutte le realtà culturali, sportive e associative attive nell’area, per costruire un progetto unitario e condiviso che comprenda l’anfiteatro, le aree già attive e la Casina Rosa — con percorsi partecipativi reali e una programmazione stabile, non affidata a bandi stagionali.

    Un parco pubblico non è un contenitore da riempire con offerte commerciali: è uno spazio dove si esercita cittadinanza. Attendiamo il voto del Consiglio comunale e ringraziamo chi ogni giorno dal basso non si rassegna a immaginare una società migliore, nel segno della socialità fuori dalle logiche di mercato e dell’estrazione di profitto.

    Ringraziamo anche il Presidente della Commissione 6 e tutti i gruppi che hanno lavorato per arrivare a una sintesi che non vedesse voti contrari. La politica deve trovare la sintesi più avanzata possibile.

  • Decentramento ai Quartieri: oltre gli intenti necessità di conoscere i dati

    Interrogazione n. 850
    Presentato 12 Maggio 2026
    Firmatari Dmitrij Palagi (Sinistra Progetto Comune)
    Documenti Testo dell’atto (PDF)

    Interrogazione a prima firma di Dmitrij Palagi (Sinistra Progetto Comune). Il testo integrale è nel documento allegato.

  • Decentramento: 60.000 euro l’anno per Quartiere sarebbero una cifra irrisoria

    Decentramento: 60.000 euro l’anno per Quartiere sarebbero una cifra irrisoria

    “In Città circola un’ipotesi insostenibile, abbiamo presentato un’interrogazione per avere conferme o smentite”


    I gruppi consiliari di Sinistra Progetto Comune: Francesca Lupo (Quartiere 1), Lorenzo Palandri (Quartiere 2), Lorenzo Fantoni (Quartiere 3), Giulia Marmo (Quartiere 4), Thomas Maerten (Quartiere 5), Dmitrij Palagi (Comune)

    Ci è arrivata notizia della cifra che l’Amministrazione comunale intenderebbe assegnare ai Quartieri per l’esercizio dell’autonomia decisionale prevista dalla Deliberazione di Giunta n. 60/2026: 60.000 euro annui per ciascuna circoscrizione, quindi 300.000 euro complessivi. Prendiamo atto di questa informazione e la rendiamo pubblica — perché non ci risulta esistano tracce in Rete Civica.

    Non è una questione formale. La decisione di governo del 26 febbraio (divenuta esecutiva il 14 marzo) aveva assegnato alle Direzioni Infrastrutture e Ambiente un mandato preciso: entro sessanta giorni, individuare le tipologie di intervento su cui i Collegi di Presidenza dei Quartieri potranno esercitare autonomia decisionale e definire il relativo budget. Quel termine scade il 13 maggio 2026 — domani. A oggi, nessuna determina dirigenziale attuativa è pubblicata.

    Vogliamo dare per buona l’informazione sull’ipotesi di importo: 60.000 euro l’anno per Quartiere corrispondono a meno di un euro per abitante all’anno — 0,83 euro, per essere precisi — e a meno dello 0,02 per cento del bilancio comunale complessivo. A Bologna le circoscrizioni gestiscono risorse dell’ordine di decine di milioni di euro con funzioni proprie. A Torino, Genova, Padova e Verona le istituzioni decentrate ci risultano operare con dotazioni incomparabilmente superiori. Questa non è una polemica ideologica: è il parametro con cui si misura se un decentramento è reale o simbolico.

    C’è poi una questione strutturale che la delibera non chiarisce: le risorse che verranno assegnate ai Quartieri sono fondi aggiuntivi, con capitoli di bilancio propri? Oppure si tratta di una delega operativa all’interno dei contratti di manutenzione Global Service già vigenti — dove la e i Presidenti di Quartiere potranno esprimere preferenze sulle priorità, ma non disporre autonomamente di risorse? La differenza non è tecnica, ha consegue fondamentali.

    Per questo abbiamo presentato un’interrogazione alla Sindaca e alla Giunta, chiedendo di sapere su quali atti formali si basa la cifra comunicata, se le risorse siano aggiuntive o interne ai contratti esistenti, come si confrontino con quelle delle altre città italiane di pari dimensione, e quali siano i tempi per l’incremento di personale nei Quartieri previsto dalla stessa delibera.

    A Firenze si parla di decentramento da decenni. La DG 278/2021 aveva già previsto il rafforzamento del ruolo dei Quartieri, senza che ne derivasse nulla di strutturalmente diverso. Vogliamo che questa volta i dati siano verificabili, gli impegni siano formali e le risorse siano reali. Ricordiamo che da inizio consiliatura sono state bocciate le nostre proposte per superare l’elezione diretta delle figure apicali e un ritorno alla situazione pre-Renzi-Sindaco: i mesi passano e tutto risulta immobile.

  • Ex Caserma di Santa Maria Novella: una biblioteca nuova mentre le altre tredici sono in sofferenza

    Ex Caserma di Santa Maria Novella: una biblioteca nuova mentre le altre tredici sono in sofferenza

    “Si continua a non dare centralità ai servizi e a chi lavora, a favore della comunicazione estemporanea”


    Francesca Lupo – Sinistra Progetto Comune Quartiere 1
    Dmitrij Palagi – Sinistra Progetto Comune

    La Giunta ha aggiornato il masterplan per il complesso monumentale dell’ex caserma dei Carabinieri in Santa Maria Novella con la Deliberazione n. 494 del 4 dicembre 2025, prevedendovi — tra le altre funzioni — una biblioteca civica, un centro espositivo, spazi per la Fondazione Alinari per la Fotografia e una caffetteria, oltre a quattro appartamenti di housing sociale. Il Consiglio Comunale non ne è mai stato informato formalmente: il documento è emerso come allegato tecnico a una procedura d’appalto da 810.000 euro.

    Abbiamo presentato un’interrogazione per chiedere conto di questa opacità e di alcune scelte che ci lasciano perplessi.

    La prima riguarda le biblioteche. Firenze ha tredici biblioteche civiche: quasi tutte scontano anni di organico insufficiente, barriere architettoniche non rimosse e tagli al budget. Quartieri come Rifredi da tempo richiedono un servizio simile: annunciare una quattordicesima struttura senza che si affronti la situazione di quelle esistenti non è pianificazione culturale — è una dichiarazione di intenti senza una visione complessiva.

    Il complesso avrebbe potuto rappresentare un esempio ulteriore di quanto fatto alle Murate, investendo in modo importante in Edilizia Residenziale Pubblica. Così non è stato, ma che la Giunta almeno ci risponda in merito al tema delle biblioteche. Da parte nostra continueremo a chiedere protagonismo della assemblee elettive (di Quartiere e comunale) per la programmazione delle politiche (in questo caso culturali e urbanistiche).

  • Bilancio e Consigli di Quartiere: bocciata la proposta per coinvolgerli di più

    Bilancio e Consigli di Quartiere: bocciata la proposta per coinvolgerli di più

    “Chiedevamo una seduta congiunta aperta, come fatto per le prime promesse sul decentramento. La maggioranza ha detto no.”


    Dmitrij Palagi – Sinistra Progetto Comune

    Il Consiglio Comunale ha bocciato oggi l’ordine del giorno presentato da Sinistra Progetto Comune in occasione dell’approvazione del rendiconto della gestione 2025. La proposta chiedeva due cose concrete: che in occasione dei due principali atti del ciclo finanziario annuale — il rendiconto e il bilancio di previsione — venisse convocata una seduta congiunta aperta di tutti e cinque i Consigli di Quartiere, e che fossero introdotti strumenti di comunicazione accessibili per rendere leggibili ai Quartieri e alla cittadinanza gli scostamenti tra quanto programmato e quanto effettivamente speso, con un dettaglio per territorio.

    Non era una proposta rivoluzionaria. Era un passo minimo per dare applicazione a principi che questo Consiglio ha già votato — due volte.

    Il 31 marzo 2025 l’ordine del giorno 2025/00029 fu approvato all’unanimità: impegnava la Sindaca e la Giunta a prevedere nel DUP l’avvio della sperimentazione del bilancio partecipativo con il coinvolgimento dei Consigli di Quartiere. Il 4 febbraio 2026 l’ordine del giorno 2025/01864 fu approvato: impegnava l’Amministrazione a riorganizzare gli strumenti di programmazione per prevedere stanziamenti specifici per il bilancio partecipato, dando centralità e poteri ai Quartieri. Due impegni formali, due voti del Consiglio. Due anni di questa consiliatura: niente di concreto è stato fatto.

    Oggi, bocciando una proposta che chiedeva di dare ai Consiglieri di Quartiere gli strumenti minimi per capire cosa l’Amministrazione spende sul loro territorio, la maggioranza ha confermato che quegli impegni restano sulla carta.

    La nostra proposta avrebbe in qualche modo obbligato ogni Consiglio di Quartiere a riunirsi due volte: la prima in forma congiunta per ascoltare l’illustrazione di Palazzo Vecchio, la seconda per discutere delle specificità di ogni circoscrizione ed esprimere parere.

    La situazione oggi è frustrante per le Consigliere e i Consiglieri di Quartiere: non si dà loro modo di incidere realmente.

    La e i Presidenti? Se si pensa che il decentramento della Sindaca offre risorse per il verde urbano, ma poi nel Quartiere 2 il Presidente Pierguidi si taglia l’erba da solo per protesta davanti a Villa Rivabene, è davvero difficile pensare che tutto stia andando per il meglio.

  • Polizia di prossimità: ignorati i Consigli di Quartiere, un errore grave

    Polizia di prossimità: ignorati i Consigli di Quartiere, un errore grave

    “Chiediamo che le Commissioni di competenza possano affrontare il merito del progetto e mettere in condizione la politica di avere una funzione”

    Gruppi consiliari di Sinistra Progetto Comune — Francesca Lupo (Quartiere 1), Lorenzo Palandri (Quartiere 2), Lorenzo Fantoni (Quartiere 3), Giulia Marmo (Quartiere 4), Thomas Maerten (Quartiere 5), Dmitrij Palagi (Comune)

    La Giunta ha annunciato ieri il piano sperimentale di polizia di prossimità: 80 agenti, 40 servizi a settimana in cinque quartieri del centro, 1.428 servizi totali fino al 31 dicembre 2026. Lo ha annunciato, appunto. Prima che i comitati di quartiere si riunissero. Prima che la commissione consiliare competente arrivasse alla fine della discussione avviata, ma soprattutto senza che i Consigli di Quartiere ne abbiano mai potuto discutere.

    Anzi, al Quartiere 1 la discussione su una nostra proposta di mozione era stata avviata, ma viene superata con un comunicato stampa — come il percorso in Commissione 8 di Palazzo Vecchio. Le e i Presidenti — presenti ieri alla conferenza stampa — rendono superflue le assemblee elettive?

    Questa non è partecipazione. È notifica.

    Avremo modo di tornare sul merito della questione ed evidenziare cosa non ci convince del progetto, ma qui la questione è più profonda. Da anni il centrosinistra promette decentramento e distribuzione del potere verso il basso. Ieri ha dimostrato che i Quartieri, in quella visione, restano sedi di ratifica, o di commento, non di indirizzo e controllo.

    Sinistra Progetto Comune ha da sempre sostenuto che queste istanze non sono solo proclami da richiamare nei documenti programmatici, ma devono trasformarsi in strumenti da praticare nelle decisioni concrete. Lo abbiamo detto sulle grandi opere, lo abbiamo detto sulle trasformazioni urbanistiche, lo diciamo oggi su un piano di sicurezza che coinvolge direttamente la vita quotidiana di chi abita cinque quartieri della nostra città.

    Chiediamo che le commissioni consiliari competenti siano convocate in ciascuno dei cinque Quartieri interessati dal piano sperimentale. Non un’unica audizione centralizzata, ma un percorso articolato, capace di raccogliere le conoscenze di chi abita quei luoghi. Gli itinerari vanno discussi con chi li conosce, coinvolgendo i rioni in un percorso aperto, non in stanze chiuse.

    La sicurezza chiama la politica a un ruolo di prevenzione, non di mero disciplinamento e repressione: se chi governa non rispetta la politica, diventa evidente che le istituzioni si mostrano poco utili anche agli occhi della cittadinanza.

  • Consiglio comunale aperto: parere contrario della maggioranza, ma la proposta resta in campo

    Consiglio comunale aperto: parere contrario della maggioranza, ma la proposta resta in campo

    “La mozione MZ/2026/00642 ha ricevuto parere contrario dai gruppi di Partito Democratico, Lista Funaro e AVS-Ecolò. Hanno votato a favore Movimento 5 Stelle e Lista Schmidt. Fratelli d’Italia si astiene”


    Dmitrij Palagi — Sinistra Progetto Comune

    La mozione che chiedeva di aprire un percorso per introdurre il Consiglio Comunale aperto alla cittadinanza ha ricevuto parere contrario dalla maggioranza di centrosinistra — Partito Democratico, Lista Funaro e AVS-Ecolò. Hanno votato a favore il Movimento 5 Stelle e Lista Schmidt. Fratelli d’Italia ha scelto l’astensione.

    Prendiamo atto del risultato senza arretrare sulla proposta.

    Quello che volevamo fare con questa mozione è semplice da descrivere: introdurre, nel Regolamento del Consiglio Comunale, la possibilità di convocare sedute aperte alla partecipazione diretta della cittadinanza — come già avviene, con regole precise, nei regolamenti interni dei Quartieri 1 e 3 di Firenze, e come è previsto nei regolamenti di Roma, Milano e Bologna. Non sostituire la rappresentanza con l’assemblea permanente, non svuotare il mandato elettivo: al contrario l’obiettivo è di dargli più senso, più radici, più capacità di rispondere a chi esprime la funzione.

    Esiste nella tradizione democratica, anche di sinistra, una tensione che non si è mai risolta tra rappresentanza e partecipazione. C’è chi la chiamava una delle “promesse non mantenute della democrazia”: l’ideale partecipativo che cede il passo alla delega, alla distanza, alla specializzazione. La risposta a questa tensione non è scegliere l’una contro l’altra, ma costruire istituzioni in cui le due forme si alimentino a vicenda.

    Un consigliere o una consigliera che sa di poter essere chiamata a spiegare le proprie scelte in una seduta aperta, davanti alle persone che rappresenta, non è un rappresentante indebolito. È una o un rappresentante più responsabile che rafforza il ruolo legato alla funzione di responsabilità. La paura della partecipazione rivela spesso una difficoltà a rispondere del proprio operato, non una difesa della democrazia.

    Negli ultimi due anni, la domanda di consiglio aperto non è venuta da Sinistra Progetto Comune soltanto. È venuta dai comitati, dalla cittadinanza organizzata, da chi ha raccolto 270 firme al Quartiere 2 per chiedere un confronto istituzionale sulla tramvia e sullo stadio, e si è sentito rispondere che il regolamento non lo consentiva. È venuta dai movimenti che chiedono una svolta urbanistica e non trovano sedi istituzionali disponibili ad ascoltarli. È venuta da chi si è seduto nelle tribune del Salone dei Duecento e ha visto dibattiti a cui non poteva partecipare. È venuta da chi ha a cuore l’ambiente e la tutela del territorio, volendo dare il suo contributo al Piano del Verde. È venuta dai comitati che chiedevano una seduta sulla vibilità in area UNESCO e nell’Oltrarno.

    Quella domanda non sparisce con un voto contrario, anzi cresce.

    Il voto di oggi — con la maggioranza progressista contraria, con l’astensione di Fratelli d’Italia, M5S e Lista Schmidt favorevoli — produce una fotografia politica interessante, che apre la necessità di un confronto sulle forme della democrazia locale. Ringraziamo il Presidente della Commissione Affari Istituzionali per la tempestiva attenzione data all’atto.

    Continueremo a portare questa proposta. Siamo convinti che il senso del mandato elettivo non si misuri soltanto nella capacità di decidere, ma nella disponibilità a dover rispondere di ciò che si decide — non solo ogni cinque anni, nelle urne, ma nel corso ordinario della vita democratica della città.

  • Per un sempre maggiore coinvolgimento dei Consigli di Quartiere sul bilancio – collegato alla proposta di deliberazione DPC/2026/00020

    Ordine del giorno n. 767 · Respinto
    Presentato 29 Aprile 2026 · Discusso 10 Maggio 2026
    Firmatari Dmitrij Palagi (Sinistra Progetto Comune)
    Documenti Testo dell’atto (PDF)

    Ordine del giorno a prima firma di Dmitrij Palagi (Sinistra Progetto Comune). Il testo integrale è nel documento allegato.

  • Consigli aperti: il Quartiere 2 dica di sì. Giovedì si discute del Consiglio comunale aperto

    Consigli aperti: il Quartiere 2 dica di sì. Giovedì si discute del Consiglio comunale aperto

    “Decine di cittadine e cittadini, a partire dall’impegno di Ribella Firenze hanno chiesto un consiglio aperto al Quartiere 2. Già due quartieri — il Q1 e il Q3 — lo prevedono esplicitamente”


    Dmitrij Palagi – Sinistra Progetto Comune
    Lorenzo Palandri – Sinistra Progetto Comune Quartiere 2

    Il Presidente del Quartiere 2 pare non voglia accettare la richiesta di decine di cittadine e cittadini che hanno risposto a un’iniziativa lanciata da Ribella Firenze, per convocare un consiglio aperto (una raccolta firme è in corso da parte del Comitato Contro il Comando NATO). La motivazione addotta sarebbe che il regolamento interno del Q2 non prevede tale strumento.

    Il regolamento del Quartiere 1 prevede esplicitamente, all’articolo 14, che il Presidente possa convocare sedute “aperte” del Consiglio, anche fuori dalla sede, per rilevanti motivi di interesse della comunità. Il regolamento del Quartiere 3 prevede, all’articolo 13, che per argomenti rilevanti e specifici il Consiglio sia organizzato in modo da consentire l’intervento diretto di organizzazioni e di singole cittadine e singoli cittadini.

    Ciò detto, non è necessario che sia normata la partecipazione, per favorirla: le regole servono a gestire i processi reali e da questi occorre sempre partire.. Anche dove il regolamento non lo prevede attualmente, la risposta giusta non è “non si può fare”, ma semmai modificare il regolamento per rendere possibile ciò che la cittadinanza chiede.

    Sinistra Progetto Comune ha già depositato la mozione 2026/00642 per introdurre la possibilità del Consiglio Comunale aperto a Palazzo Vecchio, con un percorso di sei mesi per arrivare a una modifica condivisa dei regolamenti e un primo consiglio aperto sperimentale entro la fine della consiliatura. Presenteremo mozioni analoghe in tutti i quartieri, perché riteniamo che questo strumento debba essere disponibile in modo uniforme su tutto il territorio, magari da adattare con elasticità alle esigenze dei rioni o alla vicenda specifica. Grazie al Presidente della Commissione Affari Istituzionali la nostra mozione per il Consiglio comunale aperto sarà discussa giovedì pomeriggio.

    Vogliamo essere chiari: il tema si pone a prescindere dalle ragioni per cui si chiede un Consiglio aperto, il confronto con la cittadinanza deve sempre esserci. Ribella Firenze non ha fatto parte della nostra coalizione, ma non per questo vogliamo ignorare le decine di firme della residenza. Se il Consiglio di Quartiere apre solo quando gli argomenti sul tavolo sono graditi, non è uno strumento di partecipazione democratica: è uno strumento di legittimazione selettiva. Difendere il diritto a un consiglio aperto non significa necessariamente condividere le posizioni di chi lo richiede. Significa non avere paura del confronto. Per questo ci appelliamo a tutti i gruppi di maggioranza e opposizione: permettiamo che si svolga!

    Essere eletti ed elette non significa essere al riparo dal giudizio di chi ci ha mandato a rappresentarle e rappresentarli. Al contrario: la possibilità di essere interpellate e interpellati direttamente, nelle forme e nelle regole stabilite, è ciò che rende la rappresentanza democratica qualcosa di diverso da una delega in bianco. Consigli aperti, consigli di quartiere accessibili, istituzioni che ascoltano: non sviliscono il ruolo delle persone elette, le rendono più richiamabili e più responsabili. È esattamente quello che dovrebbe accadere.

  • PalaGeminiani: inaugurato sei mesi fa, ancora chiuso.

    PalaGeminiani: inaugurato sei mesi fa, ancora chiuso.

    “4,2 milioni di euro di opera pubblica e poi un cartello scritto a mano “in attesa di collaudo”?”


    Dmitrij Palagi – Sinistra Progetto Comune

    Thomas Maerten – Sinistra Progetto Comune Quartiere 5

    Il Palazzetto dello Sport di via Geminiani a Novoli, inaugurato il 6 ottobre 2025 dalla giunta con tanto di taglio del nastro e comunicati stampa, è chiuso. A oltre sei mesi dall’inaugurazione, sulla porta c’è un cartello scritto a mano: “Chiuso – In attesa collaudo impianti”.

    Il PalaGeminiani è costato circa 4,2 milioni di euro – 3,6 milioni comunali e 600mila dalla Regione Toscana – ed è stato presentato come un impianto all’avanguardia: polifunzionale, efficiente dal punto di vista energetico, costruito secondo i principi della bioedilizia. Peccato che non sia mai stato aperto.

    Ci siamo abituati, a Firenze, a inaugurazioni che precedono la possibilità di utilizzare effettivamente le opere. Il taglio del nastro diventa un fatto di comunicazione politica, non la consegna di un servizio alla cittadinanza. Il PalaGeminiani ne è l’esempio plastico: le associazioni sportive del quartiere e le famiglie continuano ad aspettare, mentre un impianto da 400 posti resta vuoto.

    Abbiamo depositato un’interrogazione alla Sindaca e alla Giunta per chiedere conto dello stato del collaudo, delle ragioni del ritardo, dei possibili costi aggiuntivi e, soprattutto, di come sia stato possibile inaugurare un’opera che non era pronta. Non è una questione tecnica: è una questione di rispetto verso chi vive la città e aspetta risposte concrete, non cerimonie.

    Chiediamo inoltre che l’Amministrazione adotti un criterio chiaro: non si inauguri più ciò che non è fruibile. Sarebbe un gesto minimo di serietà istituzionale.

  • Prevedere la possibilità del Consiglio comunale aperto

    Mozione n. 642
    Presentato 13 Aprile 2026
    Firmatari Dmitrij Palagi (Sinistra Progetto Comune)
    Documenti Testo dell’atto (PDF)

    Mozione a prima firma di Dmitrij Palagi (Sinistra Progetto Comune). Il testo integrale è nel documento allegato.

  • InStabile: svolta positiva, poteva arrivare molte settimane fa

    InStabile: svolta positiva, poteva arrivare molte settimane fa

    “Il tavolo politico-urbanistico era la strada giusta. Ora si apra alla coprogrammazione come metodo diffuso in tutta la Città”


    Dmitrij Palagi – Sinistra Progetto Comune
    Lorenzo Palandri – Sinistra Progetto Comune Quartiere 2

    La notizia di oggi è positiva e la accogliamo con soddisfazione: l’udienza del 1° aprile al TAR Toscana ha aperto un percorso condiviso che riconosce la natura stagionale del chapiteau e porta al ritiro delle contestazioni di abuso. È un risultato concreto, costruito dalla mobilitazione di una comunità che non si è rassegnata.

    Avevamo ragione a insistere. Come Sinistra Progetto Comune avevamo chiesto fin dall’inizio un tavolo politico-urbanistico, non l’applicazione meccanica di una procedura. Il conflitto — l’assemblea, il ricorso, la pressione pubblica — è stato necessario per arrivare a un dialogo che il Comune avrebbe potuto aprire molto prima. Il confronto non è stato un ostacolo alla soluzione: ne è stata la condizione necessaria.

    Riconosciamo ovviamente che alla mobilitazione hanno partecipato anche altri gruppi di opposizione e maggioranza, segno di quanto ampio e diffuso è il riconoscimento dell’importanza di InStabile sul territorio (comunale e metropolitano).

    Ma una vertenza chiusa non basta. Quello che vale per Instabile vale per tanti altri spazi culturali della città. Per questo torniamo a chiedere l’apertura di un tavolo di coprogrammazione — strumento previsto dal Codice del Terzo Settore — per mappare i bisogni, avviare la ricognizione degli spazi disponibili e costruire con le realtà del territorio una risposta strutturata. Lo chiediamo con più forza perché l’Associazione Icché Ci Vai Ci Vole APS aveva già avanzato questa richiesta un anno fa. Cosa è stato fatto?

    La cultura indipendente non ha bisogno di protezione: ha bisogno di condizioni infrastrutturali che permettano di far emergere bisogni e conflitti. A InStabile è stato consegnato l’opposto in questi anni, chiedendo a chi fa cultura di farsi carico di precarietà e debiti.

    Il Comune smetta di inseguire le emergenze e cominci a programmare.

  • Fondazione Scienza Tecnica: se mancano i vertici è responsabilità del Comune

    Fondazione Scienza Tecnica: se mancano i vertici è responsabilità del Comune

    “Il Direttore manca dal 2015, non è chiaro se la Presidente ha terminato il suo mandato e si registra un primo disavanzo da anni, anche se lieve”


    Dmitrij Palagi – Sinistra Progetto Comune

    La Fondazione Scienza e Tecnica, istituita nel 1987 da Comune di Firenze, Regione Toscana e Provincia di Firenze per conservare e valorizzare il patrimonio storico-scientifico dell’antico Istituto Tecnico Toscano, ci risulta trovarsi oggi in una condizione di vuoto di vertice prolungato: il Direttore ha dato le dimissioni nel 2015 e non ci risulta essere stato sostituito. Non solo: la Presidente avrebbe già compiuto due mandati e se non potesse svolgere il terzo – come fa intuire lo statuto – si definirebbe un vuoto al vertice importante.

    Il Comune di Firenze, che siede nel Consiglio di Amministrazione, non ha provveduto alle nomine necessarie? Perché?

    Non è solo un tema di forme: dai bilanci leggiamo che il bilancio ha registrato il suo primo disavanzo economico da anni, seppur lieve.

    Pochi giorni dopo aver sollevato in Commissione la questione della Fondazione Museo Stibbert — dove abbiamo documentato l’assenza di una convenzione con il Comune per la gestione del patrimonio immobiliare pubblico e una forma societaria che non pensiamo sia compatibile con le norme sul Terzo Settore — emerge un’altra situazione critica.

    Due fondazioni, due storie diverse, un denominatore comune: il Comune di Firenze non sembra esercitare il ruolo di socio fondatore e di presidio istituzionale che gli compete.

    Non si tratta di un rallentamento burocratico: senza una Presidente e un Direttore regolarmente in carica, la Fondazione non può assumere decisioni strategiche in modo giuridicamente valido, non può partecipare a bandi in piena autonomia, non può negoziare convenzioni né rinnovare rapporti contrattuali con i propri partner.

    I dati di bilancio confermano il deterioramento: i proventi complessivi sono scesi da 338.000 euro nel 2022 a 243.000 euro nel 2024, con il primo disavanzo d’esercizio registrato nella storia recente dell’istituzione (-1.282 euro nel 2024). I proventi propri da biglietteria restano bassi — 586 euro dalla Firenze Card nell’intero 2024 — a fronte di collezioni di straordinario valore storico-scientifico e di un Planetario digitale che potrebbe attrarre molto più pubblico. Nel patrimonio vediamo figurare ancora oltre 483.000 euro di crediti verso il Ministero della Cultura per contributi degli anni 1993–2006 mai incassati: una posta nominale che non dovrebbe essere conteggiata come risorsa reale.

    A ciò si aggiunge un’anomalia di governance documentata: lo Statuto pubblicato sul sito istituzionale risale al 1987 e prevede un Consiglio di Amministrazione di 9 membri con il Presidente della Giunta Regionale. Il Regolamento Museale aggiornato nel 2022 ne prevede invece 8, eliminando la Regione Toscana. Questa discrasia è mai stata regolarizzata con una formale revisione statutaria?

    Dopo il caso Stibbert, non possiamo ignorare che il problema non è isolato. Stiamo scoprendo un pattern: il Comune di Firenze è co-fondatore di istituzioni culturali rilevanti, ne ha la responsabilità di indirizzo e controllo, ma ci sembra essere in un contesto di inerzia amministrativa. Nel caso della Fondazione Scienza e Tecnica, il vuoto istituzionale ai vertici dura da anni. La struttura tecnica sta tenendo in piedi un’attività culturale di qualità — laboratori scolastici, Planetario, collaborazioni con CNR e INAF — nonostante l’assenza di una guida formale. Ma questo non può continuare indefinitamente.

    Come gruppo consiliare chiediamo all’Amministrazione comunale di rispondere con urgenza a precise domande:

    È vacante e da quanto la carica di Presidente della Fondazione Scienza e Tecnica. Perché il Comune non ha ancora attivato il procedimento di rinnovo? Perché non c’è una nuova figura di Direttore o Direttrice?

    Esiste una convenzione aggiornata che regoli i rapporti tra il Comune e la Fondazione? In caso contrario, quando verrà stipulata?

    Come si intende affrontare il trend di riduzione delle entrate e il primo disavanzo del 2024?

    È previsto un aggiornamento dello Statuto della Fondazione, fermo al 1987, per allinearlo alla realtà istituzionale e normativa attuale?

    Le fondazioni culturali fiorentine non sono accessori del tessuto istituzionale: sono presidi di cultura pubblica che custodiscono patrimoni unici, spesso irripetibili. Meritano governance seria, non abbandono silenzioso.

  • Museo Stibbert: senza convenzione con il Comune e con forma societaria da rivedere

    Museo Stibbert: senza convenzione con il Comune e con forma societaria da rivedere

    “Utile approfondimento in Commissione controllo. Chiediamo a Palazzo Vecchio di investire politicamente su uno spazio fondamentale per la Città”


    Dmitrij Palagi – Sinistra Progetto Comune

    Oggi la Commissione Consiliare Controllo Enti Partecipati ha sentito in audizione la Fondazione Museo Stibbert.

    Abbiamo contestato la natura giuridica di Ente del Terzo Settore. A noi risulta che gli ETS siano esclusi tra gli enti “controllati da amministrazioni pubbliche”. Il fatto che i contributi economici di Palazzo Vecchio e la governance non vedano un ruolo preminente del Comune non è sufficiente. Secondo noi si sta ignorando quanto previsto dall’articolo 4 del Decreto Legislativo 117/2017.

    E abbiamo preso atto, con preoccupazione, di come non esista alcuna convenzione tra la Fondazione e il Comune di Firenze, rispetto alla gestione di immobili e terreni che sono di nostra proprietà. Non ci sono accordi scritti. Non può funzionare così, nel 2026, indebolisce il museo stesso.

    Il Bilancio Sociale 2024, pubblicato dalla stessa Fondazione, ci dice che su cinque membri del Consiglio di Amministrazione, tre rappresentano istituzioni pubbliche italiane: il Comune di Firenze (il Presidente è designato direttamente dalla Sindaca), la Soprintendenza, l’Accademia di Belle Arti. Il 60% del CdA è di nomina pubblica. La questione di superare la forma ETS rimane aperta e merita anche un approfondimento giuridico formale, non rimandabile.

    Il contributo che il Comune dichiara di versare alla Fondazione è di 265.000 euro l’anno. A questi si aggiunge la proprietà degli immobili, compresa la Limonaia che viene concessa in locazione per eventi privati (con incassi discontinui e alterni ci è stato spiegato). Comprendiamo la richiesta fatta al nostro Ente di farsi carico dell’apertura e della chiusura del parco, come quella di dare maggiori soldi. Però questo deve accompagnarsi a un cambio di gestione politica e un chiarimento sui rapporti.

    Sui costi del personale — che nel 2024 assorbono il 59% dei ricavi totali — ci è stato spiegato di una situazione transitoria legata a pensionamenti con sovrapposizione di figure assunte per sostituire chi ha cessato il proprio rapporto di lavoro. I bilanci ci dicono però che il numero dei dipendenti è salito da 14 a 15 unità tra il 2023 e il 2024, e che il rapporto tra costi del personale e ricavi era già al 59% nel 2023. Il trend strutturale di questi anni — il peso del personale è cresciuto di circa tredici punti percentuali dal 2020 a oggi — non è detto che sia spiegabile solo con un’anomalia transitoria. Ma apprezziamo la scelta di assumere a tempo indeterminato e per tempo, quindi ci limitiamo a chiedere attenzione su questo aspetto.

    Ci è stato spiegato che le entrate della bigliettazione nel 2024 sono pari a 150-60.000 euro. Il 2025 chiuderà con circa 160.000-170.000 euro di bigliettazione. È una fase di crescita costante positiva, ma proprio per questo è fondamentale rilanciare il senso di politiche culturali pubbliche, a favore della Città.

    Alcuni anni fa si è scelto di aprire all’ambito commerciale, ma contemporaneamente la forma societaria è stata quella della ETS. A noi non convince la prima cosa e oggi non ci torna neanche la seconda.

    Proporremo di modificare lo statuto per rafforzare il rapporto tra la Fondazione Stibbert e la Città. Per farlo serve che il pubblico rilanci la sua funzione. Sarebbe anche ottimo per riconoscere che la cultura non è solo quella dei grandi musei.