Lotta: Pace e internazionale

  • Global Sumud Flottilla aggredita: manifestazione e ordine del giorno approvato

    Global Sumud Flottilla aggredita: manifestazione e ordine del giorno approvato

    “Anche persone del territorio tra gli equipaggi sequestrati, la barca di Antonella Bundu verso acque greche”


    Dmitrij Palagi – Sinistra Progetto Comune

    Il Consiglio Comunale di Firenze ha approvato oggi, senza voti contrari, un ordine del giorno di solidarietà alle persone a bordo della Global Sumud Flotilla — la flottiglia civile umanitaria di circa 70 imbarcazioni, partita dalla Sicilia il 27 aprile 2026 con l’obiettivo di portare aiuti a Gaza e sfidare il blocco navale israeliano — intercettata in acque internazionali nella notte tra il 29 e il 30 aprile, a circa 45 miglia nautiche dall’isola greca di Kythira.

    L’ordine del giorno, collegato al voto sul Rendiconto della gestione 2025, ricostruisce quanto appreso in queste ore: alle 18:43 UTC le forze navali israeliane hanno iniziato a trasmettere avvisi radio. Subito dopo è partito il jamming sistematico delle comunicazioni — incluso il canale VHF di emergenza SOS, il GNSS di navigazione satellitare e le bande Iridium. Gommoni militari con personale armato si sono avvicinati alle imbarcazioni civili, puntando laser e armi semiautomatiche sui partecipanti e imponendo loro di raggiungere la prua in posizione di sottomissione. Una ventina delle cinquantotto imbarcazioni della flottiglia sono state sequestrate.

    Il Consiglio ha espresso la solidarietà istituzionale di Firenze alle persone a bordo, chiedendo al Governo italiano di intervenire diplomaticamente per il rilascio delle imbarcazioni sequestrate e per l’incolumità dei partecipanti di nazionalità italiana, e a dare piena attuazione all’accordo di cooperazione sanitaria in Palestina deliberato in questa legislatura — che prevede cliniche mobili specializzate per donne e bambini nella West Bank e a Gaza, missioni chirurgiche in strutture ospedaliere pubbliche e fornitura di attrezzature medicali nelle province di Nablus e Tulkarem.

    Il Presidente del Consiglio Comunale è impegnato a trasmettere l’atto alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, al Ministero degli Affari Esteri, alle Camere, al Parlamento europeo nelle sue diverse articolazioni e alla Rete degli Enti Locali per i diritti del popolo palestinese.

    L’ordine del giorno si inserisce in una linea politica coerente: questo Consiglio ha già riconosciuto lo Stato di Palestina e deliberato la partecipazione al partenariato sanitario, aderendo alle reti degli enti locali nate in risposta alla sistematica violazione del diritto internazionale da parte del Governo di Israele.

    Mandiamo un abbraccio solidale alle persone che con coraggio sono impegnate direttamente nella Flotilla e a chi segue con preoccupazione l’evoluzione della situazione. Sappiamo che è importante tenere alta la mobilitazione degli equipaggi di terra e per questo saremo in piazza Santissima Annunziata alle 18:30, per il corteo convocato in modo spontaneo all’emergere dei primi allarmi.

  • Solidarietà alla Global Sumud Flotilla e condanna per l’aggressione ricevuta in acque internazionali

    Ordine del giorno n. 766 · Approvata Emendata
    Presentato 29 Aprile 2026 · Discusso 29 Aprile 2026
    Firmatari Dmitrij Palagi (Sinistra Progetto Comune)
    Documenti Testo dell’atto (PDF)

    Ordine del giorno a prima firma di Dmitrij Palagi (Sinistra Progetto Comune). Il testo integrale è nel documento allegato.

  • 25 aprile a Firenze: su Trespiano e scuola Villani conferme, in attesa di risposte

    25 aprile a Firenze: su Trespiano e scuola Villani conferme, in attesa di risposte

    “Nuove testimonianze confermano che la mattina del 25 aprile, dopo che le realtà antifasciste erano già andate via, alcune decine di persone erano incolonnate a marciare a Trespiano”

    Dmitrij Palagi – Sinistra Progetto Comune

    La domanda di attualità presentata oggi — relativa a quanto accaduto quel giorno al cimitero di Trespiano e alla cerimonia della scuola Villani — non è rientrata tra quelle discusse in Consiglio Comunale. Diventerà interrogazione urgente.

    La stampa ha già riportato i fatti segnalati nelle ultime ore: a Trespiano c’è stato di fatto un tributo ai cosiddetti “Franchi Tiratori” della RSI e alla scuola Villani non è stato permesso di parlare a Stefano Donnini, per riportare – come di consueto – la testimonianza di suo padre partigiano. Entrambe le cose non possono ripetersi.

    Ulteriori testimonianze ci hanno confermato un elemento rilevante sulla tempistica: la cerimonia che ha visto il tributo ai caduti della RSI si è svolta la mattina del 25 aprile, dopo che la Rete Democratica e le realtà antifasciste avevano già concluso la loro commemorazione e se ne erano andate. Erano alcune decine di persone, incolonnate a marciare. Non un raduno informale: un’età media molto giovane, con alcune persone evidentemente presenti a guidare una vera e propria manifestazione.

    Tutto questo è accaduto a meno di una settimana dall’approvazione unanime della mozione 2025/00914, votata dal Consiglio Comunale il 20 aprile scorso, che impegnava esplicitamente la Sindaca e la Giunta sul nodo della commemorazione a Trespiano. Una mozione approvata con i voti di tutti i gruppi consiliari — inclusa la maggioranza e le destre presenti — che evidentemente non ha prodotto alcun effetto concreto entro il 25 aprile.

    Come Sinistra Progetto Comune poniamo due questioni distinte, entrambe che richiedono risposta istituzionale.

    La prima riguarda Trespiano: chi erano le persone incolonnate a marciare nel cimitero la mattina della Festa della Liberazione? L’Amministrazione era informata? Cosa intende fare affinché il 25 aprile e l’11 agosto non deventino, anno dopo anno, lo spazio per onorare chi combatteva contro la Resistenza e la liberazione dal nazifascismo?

    La seconda riguarda la scuola Villani: a Stefano Donnini, figlio del partigiano “Otto” — Sergio Donnini, comandante della 22ª bis Brigata Garibaldi “Vittorio Sinigaglia” — non è stato permesso riportare la sua testimonianza in una cerimonia istituzionale del 25 aprile. La memoria diretta di chi ha combattuto per la liberazione non può essere trattata come un fuori programma da tagliare per esigenze di scaletta.

    L’interrogazione urgente chiederà alla Sindaca e alla Giunta di rispondere su entrambi i fronti.

  • 25 aprile 2026 a Firenze, tra Trespiano e la scuola Villani – Ex Domanda d’attualità C.c. del 27/04/2026

    Interrogazione n. 735 · Non Trattato
    Presentato 27 Aprile 2026 · Discusso 26 Maggio 2026
    Firmatari Dmitrij Palagi (Sinistra Progetto Comune)
    Documenti Testo dell’atto (PDF)

    Interrogazione a prima firma di Dmitrij Palagi (Sinistra Progetto Comune). Il testo integrale è nel documento allegato.

  • A Trespiano, dopo la cerimonia antifascista, anche l’estrema destra. È un fatto grave

    A Trespiano, dopo la cerimonia antifascista, anche l’estrema destra. È un fatto grave

    “La Sindaca e la Giunta devono aprire un confronto urgente con Prefettura e Questura. Il 25 aprile e l’11 agosto non possono essere giorni in cui si onorano quelli che combatterono contro la nascita della Repubblica italiana»


    Dmitrij Palagi — Sinistra Progetto Comune

    Ieri mattina al Cimitero di Trespiano eravamo presenti alla cerimonia organizzata dalla Rete Democratica Fiorentina: “Diamo un futuro alla memoria”, in ricordo di Gilda Larocca, partigiana di Radio Co.Ra. — la radio clandestina che durante l’occupazione nazista di Firenze tenne aperto il collegamento tra il CLN e gli Alleati. Era il senso giusto del 25 aprile: onorare chi scelse la parte giusta della storia, a rischio della propria vita.

    Poche ore dopo, durante gli orari di apertura ordinaria del cimitero, ci sono pervenute segnalazioni di una cerimonia di tutt’altro segno: un gruppo organizzato, con bandiera, di alcune decine di persone che come di consueto presumiamo abbiano voluto commemorare i cosiddetti “franchi tiratori” e chi scelse di servire la Repubblica Sociale Italiana, dopo la resa della monarchia a favore della Resistenza e degli eserciti Alleati. Ovvero chi scelse l’occupante nazista e il governo Mussolini, contro le formazioni partigiane e chi sconfisse la barbarie del secolo scorso.

    Lunedì scorso, 20 aprile 2026, il Consiglio comunale ha approvato all’unanimità la mozione 2025/00914, da noi proposta, che impegna la Sindaca e la Giunta a confrontarsi con Questura e Prefettura per impedire che sul territorio cittadino si verifichino episodi contrari ai principi costituzionali, ledendo l’onorabilità di una città Medaglia d’Oro al Valor Militare per il ruolo avuto nella Resistenza. Quel voto, unanime per tutti i gruppi presenti (con l’eccezione di un Consigliere, vicino a Casaggì), a che è servito se Palazzo Vecchio dimostra di non voler avere contezza di quanto avviene in un proprio spazio, quale è il cimitero di Trespiano?

    Ogni manifestazione pubblica di questo tipo richiede un preavviso alle autorità competenti. Se un gruppo strutturato si è presentato al cimitero a fine mattinata del 25 aprile, è ragionevole ritenere che le autorità ne fossero a conoscenza. La mozione appena approvata non ha trovato applicazione.

    Domani presenteremo una domanda di attualità e chiederemo anche nel Salone dei Duecento che Sindaca e Giunta si attivino immediatamente. Non per individuare responsabilità formali nella gestione dell’ordine pubblico — su cui il Comune non ha un ruolo centrale, ma può dire la sua — ma per esercitare la pressione politica e istituzionale che spetta a chi governa una città che ha fatto dell’antifascismo un valore fondativo. Non è facoltativo: è l’impegno che il Consiglio ha assunto all’unanimità solo cinque giorni fa, lo ripetiamo.

    Il 25 aprile e l’11 agosto non possono essere giorni in cui a Trespiano si onorano coloro che si opposero alla nascita della Repubblica italiana. Non è una questione di sensibilità: è una questione di coerenza istituzionale e di senso stesso della cornice pubblica di regole che dichiariamo di voler rispettare.

  • Contro la pena di morte: un principio che parta dalla Toscana e arrivi ad Israele

    Risoluzione n. 728
    Presentato 26 Aprile 2026
    Firmatari Dmitrij Palagi (Sinistra Progetto Comune)
    Documenti Testo dell’atto (PDF)

    Risoluzione a prima firma di Dmitrij Palagi (Sinistra Progetto Comune). Il testo integrale è nel documento allegato.

  • Transennare il 25 aprile genera tensioni e nega lo spirito della giornata

    Transennare il 25 aprile genera tensioni e nega lo spirito della giornata

    “Grazie a chi sta tenendo vive e vissute le piazze. Positivo che si sia colta l’esagerazione delle situazioni, anche se è stato brutto vedere il vuoto dentro l’area transennata delle piazze istituzionali.”


    Dmitrij Palagi — Sinistra Progetto Comune

    Il 24 aprile 2026 — ieri — la Camera dei Deputati ha approvato in via definitiva il decreto legge n. 23/2026, comunemente chiamato decreto sicurezza. Tra le sue norme: il fermo preventivo fino a 12 ore per chi durante una manifestazione sia ritenuto un potenziale pericolo, il rafforzamento del DASPO urbano, la possibilità per i prefetti di istituire nuove aree a vigilanza rafforzata. Quattro giorni fa, Amnesty International ha presentato il suo Rapporto 2026 denunciando la crescente criminalizzazione del diritto di protesta in Italia — con casi già documentati di divieti di accesso alle città per manifestanti pro-Palestina a Udine — come parte di una deriva autoritaria che attraversa le democrazie occidentali e non è un’anomalia italiana.

    Il giorno dopo, il 25 aprile, giorno di festa del popolo, per il popolo, Firenze ha dato due immagini opposte: piazza dell’Unità e piazza della Signoria transennate, con ampi spazi vuoti, mentre le persone senza incarichi istituzionali venivano tenute fuori.

    La coincidenza non è casuale: è la fotografia di un problema sistemico.

    Come gruppo consiliare abbiamo scelto oggi di non sedere davanti all’Arengario, per la prima volta in sette anni, rimanendo al di fuori del perimetro. Non è stata una protesta simbolica, ma una scelta di lettura dello Stato, che deve essere a disposizione delle persone. La Repubblica italiana non è nata grazie alle istituzioni — è nata grazie a chi scelse di essere partigiana e partigiano nell’illegalità, quando ancora la monarchia era alleata del governo Mussolini. Festeggiare la Resistenza tenendo la cittadinanza fuori da una piazza transennata è il contrario di quello che si vorrebbe ricordare: la Liberazione fu soprattutto un atto del popolo, non una cerimonia da osservare a distanza, altrimenti avremmo pagato molto di più le conseguenze della sconfitta bellica in cui fu trascinato il Paese.

    Prendiamo atto che in piazza della Signoria anche la Sindaca e la maggioranza abbiano riconosciuto l’esagerazione delle misure adottate, e questo è positivo. Ma non basta riconoscerlo a cose avvenute: serve che non si ripeta e per questo presenteremo una mozione affinché ogni 25 aprile e ogni 11 agosto la politica torni protagonista nelle piazze della città, senza la paura di chi scende a festeggiare. Nel rispetto delle competenze — la gestione dell’ordine pubblico non è del Comune — la domanda politica che poniamo è chiara: chi decide le modalità delle celebrazioni deve rispondere alle comunità che quelle piazze le abitano ogni giorno. Non riteniamo prioritario capire di chi è la “colpa”, l’importante è che non si ripeta.

    Con l’occasione vogliamo ringraziare le tante persone che hanno reso piazza Tanucci una piazza viva e vissuta, così come chi sta tenendo viva piazza Poggi e darà vita a piazza Santo Spirito. Questa è l’immagine migliore di Firenze oggi, che non accetta provocazioni e non chiede il permesso per ricordare il senso di oggi.

  • Il 25 aprile non è una data. È una scelta.

    Il 25 aprile non è una data. È una scelta.

    “Calendario ricco di appuntamenti, istituzionali e non: è fondamentale attraversare dimensioni diverse, rispettando le pluralità”


    Dmitrij Palagi, Sinistra Progetto Comune

    Domani, 25 aprile 2026, la nostra coalizione sarà presente a numerosi appuntamenti previsti in tutta la Città.

    Come gruppo consiliare saremo alle 8:00 al Cimitero di Trespiano, in memoria di Gilda Larocca. Alle 10:00 in piazza dell’Unità Italiana per la cerimonia istituzionale. Alle 11:00 in piazza della Signoria. Alle 12:30 in piazza Poggi per il pranzo collettivo. Alle 15:00 in piazza Santo Spirito e alle 17:00 al corteo di Firenze Antifascista. Segnaliamo anche l’impegno di Firenze per la Palestina, che si rinnova anche quest’anno nei diversi appuntamenti.

    È un programma ricco, ma ogni momento ha un senso preciso, come i tanti altri che non sono citati in questa nota.

    Non si tratta di commemorare, si tratta di scegliere, ancora una volta, da che parte stare rispetto ai fatti che stanno avvenendo.

    Noi quella scelta l’abbiamo fatta anche in aula, in questa consiliatura, più volte, con diversi atti approvati negli ultimi due anni con ampio consenso. Abbiamo votato che il Giorno della Memoria non può diventare il pretesto per equiparare nazismo e comunismo — dimentichi del fatto che fu un sindaco comunista, Mario Fabiani, il primo eletto democraticamente a Firenze dopo la Liberazione (ODG/2025/00152). Abbiamo chiesto che la memoria aiuti a distinguere antisemitismo, antisionismo e critica all’azione di un governo — che sono tre cose distinte e non confondibili (ODG/2025/00153). Abbiamo ricordato che imparare la storia serve anche a capire cosa accade oggi, quando si parla di respingimenti, deportazioni e politiche migratorie che somigliano sempre meno ai diritti che credevamo conquistati (ODG/2025/00155). Abbiamo condannato una consigliera di Quartiere che si era recata a Trespiano a onorare chi combatteva per la Repubblica Sociale Italiana, perché chi ha un ruolo pubblico non può veicolare quel tipo di messaggi (ODG/2025/01384). Abbiamo impegnato la Giunta a incontrare le realtà che chiedono una Casa della Cultura e della Storia del Novecento — perché la memoria ha bisogno di luoghi, non solo di cerimonie (ODG/2026/00232). E lunedì scorso, con voto unanime del Consiglio comunale, abbiamo approvato la mozione MZ/2025/00914: Firenze è antifascista, il cimitero di Trespiano non può essere aperto appositamente per permettere alla destra nostalgica di celebrare i “franchi tiratori” il 25 aprile e l’11 agosto. E confidiamo che domani non si tenga nessuna celebrazione di chi scelse il lato sbagliato della storia.

    Diciamo tutto questo perché il contesto in cui viviamo questo 25 aprile non è neutro. Chi governa — in Italia, in Europa, nel mondo — sta sistematicamente venendo meno ai compromessi su cui è stata costruita la pace dopo la seconda guerra mondiale: i diritti delle persone migranti vengono subordinati a logiche di deterrenza che arrivano a ipotizzare deportazioni; le discriminazioni sono tornate strumento di consenso elettorale; le guerre si combattono senza alcun rispetto per il diritto internazionale (anche la parvenza dell’ipocrisia legata all’esportazione della democrazia è svanita) e senza che la comunità internazionale trovi la forza di fermarle; i rapporti di forza economici e militari vengono presentati come ordine naturale delle cose. Non si tratta di cedimenti isolati: è un cambio di paradigma — e il 25 aprile è uno dei giorni in cui vale la pena dirlo ad alta voce.

    Per questo pensiamo che sia profondamente in errore chi non capisce che è il momento di tornare a rispettare le pluralità dell’antifascismo, in tutte le sue forme, senza pretendere di farne di per sé un progetto meramente elettorale, in nome di un bipolarismo forzato con leggi elettorali molto lontane dal proporzionale pensato alla nascita della nostra Repubblica. Domani saremo nelle piazze della Città con questo spirito: sapendo che anche chi sceglie di non votare (o non può votare), ma ogni giorno si impegna per dare valore concreto all’antifascismo, è parte di una comune lotta. Essere gruppo di opposizione non ci ha mai impedito di avanzare proposte in questo ambito che poi trovano ampia approvazione, come sopra dimostrato.

    L’antifascismo non è la memoria di una vittoria lontana, è la risposta alle domande che il presente ci pone ogni giorno.

    Grazie ad ANPI, all’Istituto Storico Toscano della Resistenza, ad ANED, all’ARCI, a Firenze Antifascista e a tutte le realtà che domani renderanno questa città viva. Non è scontato. È necessario.

  • Al fianco della Global Sumud Flotilla verso la Palestina

    Risoluzione n. 711
    Presentato 23 Aprile 2026
    Firmatari Dmitrij Palagi (Sinistra Progetto Comune)
    Documenti Testo dell’atto (PDF)

    Risoluzione a prima firma di Dmitrij Palagi (Sinistra Progetto Comune). Il testo integrale è nel documento allegato.

  • Sudan: la Commissione 7 approva la risoluzione. Grazie a chi ha reso possibile un voto condiviso

    Sudan: la Commissione 7 approva la risoluzione. Grazie a chi ha reso possibile un voto condiviso

    “Il 15 aprile erano tre anni dall’inizio del conflitto: 14 milioni di persone in grave insicurezza alimentare, 8 milioni di bambini senza istruzione, il 40% delle strutture sanitarie fuori uso o distrutte. Non è un anniversario, è un presente.”


    Dmitrij Palagi — Sinistra Progetto Comune

    Stamani la Commissione consiliare 7 ha espresso parere favorevole sulla risoluzione che proponiamo per condannare le violenze in corso in Sudan e rompere il silenzio su quella che le Nazioni Unite hanno definito «la peggiore crisi umanitaria del mondo»: 150.000 morti, 12 milioni di sfollati interni, bambini usati come obiettivi militari, la fame impiegata come arma di guerra.

    Il 15 aprile scorso erano tre anni esatti dall’inizio del conflitto tra le Forze Armate Sudanesi e le Rapid Support Forces, anche se la vicenda ha ovviamente origini precedenti. Non è un anniversario da commemorare: è la fotografia di un presente che non si è fermato. Khartoum è in gran parte svuotata, intere città sono state rase al suolo a ogni avanzata del fronte, gli attacchi agli ospedali continuano — a marzo una bomba ha colpito una struttura sanitaria nel Darfur, che torna ad essere, come vent’anni fa, teatro di violenze sistematiche contro la popolazione civile, con la violenza sessuale usata come arma di guerra su scala documentata. Anche l’Alto Rappresentante dell’Unione Europea, proprio in occasione del terzo anniversario, ha rilasciato una dichiarazione che riconosce la gravità della crisi — la stessa istituzione a cui la nostra risoluzione chiede di fare di più.

    Prendiamo atto con soddisfazione del risultato in Commissione e ringraziamo i gruppi che hanno lavorato agli emendamenti, insieme alla Presidente che ha fatto il lavoro maggiore in questo senso, rendendo possibile un ampio consenso, anche se ancora non unanime. Il testo che arriverà in aula è il frutto di un confronto: alcune formulazioni più dirette sulle responsabilità di singoli attori regionali sono state sostituite con un linguaggio che fa riferimento ai report ufficiali delle Nazioni Unite, del Consiglio di Sicurezza ONU e dell’Unione Europea. È un compromesso che accettiamo, perché la sostanza politica della risoluzione rimane integra.

    Rimane la condanna delle ingerenze esterne che prolungano il conflitto. Rimane la denuncia del ruolo del commercio dell’oro come motore della destabilizzazione. Rimane l’impegno a trasmettere l’atto all’Alta Rappresentante UE, al Parlamento europeo, ai presidenti di Camera e Senato, al Ministro degli Esteri, all’OHCHR e all’ambasciata sudanese in Italia. Rimane il riconoscimento straordinario delle Emergency Response Rooms — le reti di mutuo aiuto della società civile sudanese che oggi rappresentano l’unico presidio di assistenza per milioni di civili.

    Firenze è Città Operatrice di Pace. Questo non è un titolo onorifico: significa che il Consiglio comunale ha la responsabilità di far sentire la propria voce anche su crisi che sembrano lontane e che invece riguardano scelte politiche ed economiche di cui siamo parte. Il Sudan brucia anche perché il commercio internazionale di armamenti e di risorse naturali lo permette.

    Contiamo che l’aula confermi il lavoro fatto in Commissione.

  • Trespiano e Settignano: il Consiglio vota all’unanimità perché non si rievochi il fascismo

    Trespiano e Settignano: il Consiglio vota all’unanimità perché non si rievochi il fascismo

    “Una mozione e un’interrogazione hanno riportato al centro del dibattito i fatti dell’anno scorso, perché non si ripetano”


    Dmitrij Palagi – Sinistra Progetto Comune

    Ieri il Consiglio comunale di Firenze ha approvato all’unanimità la mozione «Firenze è antifascista: condanna delle manifestazioni nostalgiche a Trespiano il 25 aprile e l’11 agosto» (2025/00914). Il voto ci fa piacere, e non lo diamo per scontato, quindi ringraziamo chi lo ha fatto, anche del centrodestra (prendendo atto di un solo Consigliere che ha preferito non farlo, immaginiamo per i suoi legami con Casaggì). Vale la pena spiegare perché quella mozione esiste e cosa è successo nel mezzo.

    Tutto ha origine da un fatto preciso: il 25 aprile 2025, il Cimitero di Trespiano è stato aperto in via straordinaria dalle 14.30 alle 16.00 — fuori dagli orari ordinari — per permettere lo svolgimento di una manifestazione di estrema destra regolarmente preavvisata alla Questura, a cui hanno partecipato alcune decine di persone tra cui militanti di forze politiche note a tutta la Città. Lo abbiamo denunciato dopo aver raccolto alcune testimonianze. L’Assessore con delega ai cimiteri ha dichiarato di non sapere nulla di quanto accaduto fino a quando non ha letto la nostra nota. Il fatto rilevante non è solo quello che è successo il 25 aprile, ma quello che è cambiato dal 2022: da quell’anno le commemorazioni dei «franchi tiratori» repubblichini a Trespiano hanno smesso di essere pubblicamente annunciate, ma potrebbero essersi comunque tenute — in sostanza, organizzate nell’ombra, arrivando però a trovare addirittura aperture straordinarie del cimitero.

    Abbiamo presentato due interrogazioni: la prima per chiedere chi avesse autorizzato l’apertura e se vi fossero precedenti analoghi; la seconda per chiedere se la Giunta avesse adottato misure concrete per il 2026. La risposta alla prima è arrivata a novembre 2025, con una dichiarazione di principio: solo le celebrazioni ufficiali sono consentite, le celebrazioni del fascismo non sono ammissibili. Positivo come enunciato, assente come azione concreta. La risposta alla seconda, arrivata a marzo 2026, si limita a rinviare alla risposta precedente, senza dare conto di un solo atto adottato. Confidiamo che il voto unanime del Salone dei Duecento ci aiuti in vista dell’imminente 25 aprile e ringraziamo la maggioranza per aver voluto imporre il tema con mozione d’ordine nella seduta di ieri.

    Sempre quest’ultimo lunedì abbiamo ricevuto anche la risposta all’interrogazione urgente sul raduno tenuto a Settignano il 12 marzo 2025. La risposta ci ha detto che l’agibilità delle manifestazioni non è di competenza del Comune. Prendiamo atto, e restiamo in attesa di capire se però ci sia la volontà politica di agire, come Città.

    La nostra posizione è chiara. Non vogliamo risolvere queste questioni con l’ordine pubblico. Non chiediamo apparati di sicurezza o provvedimenti repressivi. Quello che chiediamo è una scelta politica: che il territorio non offra, nemmeno indirettamente, spazi, strutture o silenzi a chi evoca la Repubblica Sociale Italiana. Chi lo fa, lo fa ormai nell’ombra — senza pubblicizzare, senza foto, senza rivendicare pubblicamente. Ma questo non significa che il problema sia superato: significa che chi porta avanti quella nostalgia ha imparato a muoversi in modo da non essere fermato. Non vediamo fantasmi del passato. Vediamo processi reali del presente che cercano di costruire egemonia nell’indifferenza.

    Adesso la domanda è: abbiamo la certezza che sabato a Trespiano nessun gruppo organizzato celebrerà la barbarie nazifascista?

  • Perquisizioni a Firenze: usare la parola terrorismo non può diventare un’abitudine

    Perquisizioni a Firenze: usare la parola terrorismo non può diventare un’abitudine

    “Mentre lo Stato perde potere in materia di politiche sociali, si mostra sempre più invasivo nell’ambito dell’ordine pubblico”


    Dmitrij Palagi – Sinistra Progetto Comune

    Ieri in Consiglio comunale qualcuno ha usato la parola «ecoterrorismo» con disinvoltura, come se fosse un’etichetta neutra per descrivere forme di protesta e attivismo. Oggi apprendiamo che all’alba la Digos ha perquisito abitazioni di esponenti del Partito dei CARC a Napoli e a Firenze, ci riferiscono dell’ipotesi di reato di associazione sovversiva con finalità terroristiche.

    Non entriamo nel merito delle posizioni politiche del CARC, né dei procedimenti in corso, con questa nota, come abbiamo fatto ieri, ospitando la conferenza stampa di due attiviste colpite dall’articolo 18 del TULPS. C’è una questione pregiudiziale che viene prima di qualsiasi idea: la categoria di terrorismo si è allargata fino a diventare uno strumento ordinario del discorso pubblico e dell’azione giudiziaria nei confronti di chi si oppone, protesta, organizza. Questo svuotamento semantico non è innocuo, perché produce un effetto intimidatorio che riguarda chiunque si muova ai margini del sistema. Se lo si accetta, può estendersi senza limiti sempre di più.

    Tra le persone perquisite oggi a Firenze c’è Paolo Babini. Chi frequenta la città lo conosce: i suoi disegni circolano da anni negli ambienti della politica, della cultura, del movimento. La sua ironia è gentile e tagliente insieme, il suo tratto riconoscibile. È persona che non si è mai nascosta — ha partecipato alle elezioni comunali del 2024 come candidato al Consiglio comunale, peraltro con una lista e una candidatura a Sindaco diversa dalla nostra. Che si possa istruire nei suoi confronti un procedimento per terrorismo all’improvviso, con queste modalità, è qualcosa che sorprende e che non possiamo non segnalare.

    Continueremo a fare quello che abbiamo fatto: seguire con attenzione le vicende giudiziarie che riguardano la libertà di organizzazione e di espressione politica, e a dire quando riteniamo che le parole vengano usate in modo improprio — in aula come fuori.

    Chiariamo infine una cosa: la politica rimuove spesso la sua funzione di potere legislativo. Ma è quello che sta alla base del giudiziario e dell’esecutivo, per questo dobbiamo parlare di questi temi, senza rimuoverli.

  • Il Consiglio comunale di Firenze all’unanimità per un luogo a Riccardo Magherini

    Il Consiglio comunale di Firenze all’unanimità per un luogo a Riccardo Magherini

    “Una risposta importante alle notizie delle ultime ore, ringraziamo il lavoro di chi ci ha preceduto e di chi ci ha accompagnato in questa seduta per ottenere il risultato. Un abbraccio alla famiglia”


    Dmitrij Palagi — Sinistra Progetto Comune

    Il Consiglio comunale di Firenze ha approvato oggi all’unanimità la mozione 2026/00161 per intitolare un luogo della città a Riccardo Magherini — preferibilmente a vocazione sportiva o un’area di socialità nel rione di Borgo San Frediano — con una dicitura che faccia riferimento alla tutela dei diritti umani e della dignità di ogni persona.

    L’unanimità non era scontata. In Commissione non era stata raggiunta: ottenerla in aula è il risultato del lavoro comune di tutti i gruppi consiliari, che ringraziamo. Non è un merito nostro. Abbiamo depositato l’atto e abbiamo avuto la soddisfazione di contribuire a vederlo approvato, ma la memoria di Riccardo Magherini appartiene alla sua famiglia e alla sua Città — non a una forza politica.

    Abbiamo detto in aula che non abbiamo titolarità per intestarci una vicenda più ampia. Lo ripetiamo qui. Il voto di oggi è un gesto istituzionale, doveroso. Dare un nome a un luogo non chiude nulla: chiede di continuare a tenere viva una storia.

    Per chi vuole farlo, giovedì, alle 18:00, al Circolo ARCI Vie Nuove si terrà un’iniziativa pubblica con Ilaria Cucchi e Amnesty International dedicata al caso Magherini e alle novità più recenti — tra cui la scelta dello Stato italiano di ricorrere contro la condanna della Corte Europea dei Diritti Umani. Un ricorso che non leggiamo come un atto contro qualcuno, ma come un’occasione mancata per dare alle persone che aspettano una risposta definitiva.

    Ringraziamo chi prima di noi ha lottato e si è impegnato, in Consiglio comunale con il già Consigliere comunale di Firenze Riparte a Sinistra Tommaso Grassi e sul territorio con tante persone della stampa, delle associazioni, dei movimenti, dei mondi sportivi.

  • Nuove forme di sanzioni e diritto di manifestare: testimonianze

    Nuove forme di sanzioni e diritto di manifestare: testimonianze

    “Conferenza stampa ospitata in Palazzo Vecchio per mettere al centro quanto sta avvenendo in tutto il Paese, limitando fortemente la libertà di esprimere le proprie idee”


    Queste le dichiarazioni di Dmitrij Palagi – Sinistra Progetto Comune

    «Come Sinistra Progetto Comune abbiamo ospitato una conferenza stampa sul tema delle sanzioni amministrative comminate in applicazione dell’articolo 18 del TULPS — Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza — nella versione modificata dal Decreto Sicurezza. Ringraziamo per questo, come sempre, il lavoro dell’Ufficio Stampa di Palazzo Vecchio.

    Lo abbiamo fatto perché la questione è istituzionale prima ancora che politica, e merita uno spazio di confronto pubblico, riconoscendo le responsabilità di quello che è il potere legislatore nella nostra Repubblica.

    Sono già diversi i casi fiorentini che riguardano la stessa norma. Il 30 marzo, due militanti del P.CARC hanno ricevuto sanzioni fino a diecimila euro per un presidio in piazza Oberdan davanti alla sede di Fratelli d’Italia. Pochi giorni prima, il 28 marzo, residenti del quartiere Rifredi erano stati in piazza Tanucci per contestare l’apertura della sede di Futuro Nazionale: alcune di loro hanno ricevuto da alcuni giorni le stesse sanzioni, con il massimo di diecimila euro. Lo abbiamo già denunciato pubblicamente. In entrambi i casi si tratta di persone che hanno esercitato una forma di dissenso pacifico nel proprio territorio.

    A questi si aggiunge il caso di Ultima Generazione, nel cui processo il Tribunale di Firenze ha sollevato — un anno fa — la questione di legittimità costituzionale proprio dell’articolo 18 del TULPS. Una questione che non risulta ancora risolta. Nel frattempo, il Consiglio Superiore della Magistratura ha espresso una valutazione critica sul Decreto Sicurezza che questa norma ha inasprito. Giudici che sollevano questioni costituzionali, magistratura che boccia il decreto, e applicazione della norma con ampia discrezionalità: siamo in una fase di evidente contraddizione istituzionale, che richiede attenzione politica e non solo giudiziaria.

    Ospitiamo questa conferenza stampa perché riteniamo che i conflitti sociali vadano riconosciuti, non repressi o disciplinati amministrativamente. Che il diritto a manifestare è garantito dall’Articolo 17 della Costituzione. Che in questi anni i vari Governi nazionali hanno preferito provare a rimuovere i problemi con disciplinamento e repressione, mentre venivano smantellate le conquiste sociali dei decenni passati. E che l’uso di strumenti sanzionatori con margini così ampi di discrezionalità — in un contesto globale in cui gli spazi democratici si restringono — debba essere discusso nelle sedi istituzionali, compresa questa.

    Non è una presa di posizione su ogni aspetto del dibattito politico che le organizzazioni presenti portano avanti, anche perché ogni movimento e organizzazione ha una sua autonomia che mai deve essere strumentalizzata dai gruppi consiliari istituzionali. Per noi è il fondamentale riconoscimento della domanda al centro della conferenza — fin dove può spingersi lo Stato nel sanzionare chi manifesta? La domanda riguarda tutte e tutti. E chiederemo al Consiglio comunale di prendere posizione».

    Di seguito la nota del Partito dei CARC

    “A denunce e multe rispondiamo con la sola moneta che questo governo si merita: la mobilitazione!

    Il 30 marzo scorso, la Digos di Firenze ha recapitato a due compagne del P.CARC, Silvia e Chiara, un verbale di “accertamento e contestazione di violazione amministrativa” cioè multe che vanno da mille a diecimila euro. Questa sanzione punitiva nasce dall’accusa di aver organizzato un presidio non autorizzato in piazza Oberdan, davanti alla sede di Fratelli d’Italia.

    È evidente che il governo Meloni sta usando la repressione come un manganello contro chi si mobilita e la Questura di Firenze, in sintonia con questo indirizzo, sta facendo da apripista all’applicazione di alcune misure dell’ultimo pacchetto sicurezza. In particolare, della “depenalizzazione” dell’art. 18 del Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza del 1931 che trasforma in multa il “reato” di mancata comunicazione per manifestazioni, presidi, ecc.

    Pochi giorni fa (il 16 aprile) il Comitato Tanucci Piazza Aperta ha denunciato che alcuni residenti del quartiere di Rifredi stanno ricevendo multe pesantissime per aver partecipato a una protesta pacifica contro l’apertura della sede provinciale di Futuro Nazionale, il partito legato a Roberto Vannacci. La mobilitazione si era svolta il 28 marzo in piazza Tanucci, dove centinaia di persone avevano organizzato un pranzo popolare e momenti di socialità per contestare l’insediamento della sede. Siamo solidali e complici con il Comitato e sosteniamo tutte le iniziative di mobilitazione che hanno annunciato.

    Questi i motivi della conferenza stampa di oggi presso Palazzo Vecchio, promossa da noi del P.CARC, con la presenza dell’Avvocato Luigi Dell’Aquila, e da Ultima Generazione, organizzazione nei cui confronti il Tribunale di Firenze, un anno fa, ha sollevato la questione della legittimità costituzionale proprio dell’articolo 18 del TULPS nell’ambito del processo per l’imbrattamento della sede regionale del MEF a Firenze. Insomma, giudici che vanno da una parte e questori che vanno dall’altra…una contraddizione curiosa! E a proposito di contraddizioni tra poteri dello Stato, segnaliamo anche che il Consiglio Superiore della Magistratura, proprio in questi giorni, ha bocciato il decreto sicurezza in questione. Certo, questo non ha fermato l’approvazione in Senato di questa misura ma rimane un segnale importante che evidenzia le criticità di questo nuovo pacchetto sicurezza quali: il fermo preventivo di 12 ore e l’eccesso di discrezionalità affidato a polizie e questure — quella stessa discrezionalità con cui i Questori comminano fogli di via e Daspo, agendo di fatto in un ampio margine di arbitrio e basandosi su un concetto vago e del tutto “personale” di pericolosità sociale.

    Possiamo e dobbiamo affrontare insieme paura e repressione, considerandole una questione collettiva. Partendo dal fatto che la repressione è sempre uno strumento a doppio taglio per la classe dominante, possiamo rovesciarla contro chi la promuove, attraverso la solidarietà e la lotta.

    Ribadiamo il nostro appello alla solidarietà ai residenti di piazza Tanucci, a Silvia e Chiara e a tutti coloro che nel nostro paese sono colpiti dalla repressione.

    Ritorcerla contro il governo Meloni è possibile!”.

    Federazione Toscana del Partito dei Carc

  • Contro l’autonomia differenziata, per la difesa della Costituzione e per il riconoscimento del ruolo dei Comuni

    Risoluzione n. 678
    Presentato 20 Aprile 2026
    Firmatari Dmitrij Palagi (Sinistra Progetto Comune)
    Documenti Testo dell’atto (PDF)

    Risoluzione a prima firma di Dmitrij Palagi (Sinistra Progetto Comune). Il testo integrale è nel documento allegato.

  • Tanucci: stare in piazza non può essere punito. Si crei un fondo di solidarietà

    Tanucci: stare in piazza non può essere punito. Si crei un fondo di solidarietà

    “Chiederemo alla Sindaca e alla maggioranza di partecipare a iniziative in cui raccogliere i fondi necessari in caso di importi da pagare. E di superare le zone rosse”


    Dmitrij Palagi — Sinistra Progetto Comune

    Oggi saremo in piazza Tanucci, con Pippo Civati e con l’assemblea convocata dal Comitato Tanucci Piazza Aperta. Lo faremo prima di tutto perché continuiamo a pensare che sia importantissimo sostenere in ogni modo la risposta spontanea di una parte importante della cittadinanza del rione, senza strumentalizzazioni e con piena convinzione.

    Ma saremo lì anche per esprimere solidarietà rispetto a quanto è successo, con le sanzioni notificate a persone colpevoli di aver espresso il loro pensiero, liberamente, in libera piazza.

    Il 28 marzo, quando Futuro Nazionale inaugurava la sua prima sede fiorentina in piazza Tanucci, centinaia di residenti erano in piazza. Famiglie e abitanti che ogni giorno vivono quegli spazi, bevendo qualcosa, o mangiando un panino, scambiando due parole. In quel giorno reagendo alle provocazioni dell’eurodeputato Vannacci, che si era chiesto “quante fave avrebbe trovato a Firenze”. Tante.

    Lui senza rispondere delle oscenità politiche o storiche dichiarate, corpo estraneo a Firenze, continua a vivere senza conseguenze i suoi ruoli pubblici (prima da generale, poi da eurodeputato eletto con un partito diverso da quello che ha creato adesso). Delle persone colpevoli di vivere la loro Città ora si trovano sanzionate.

    Il caso specifico si inserisce in un contesto più ampio. Le sanzioni amministrative tra i mille e i diecimila euro sono in applicazione dell’articolo 18 del TULPS — il Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza — nella sua versione modificata recentemente.

    Non si tratta di una norma nuova nel suo impianto, ma di un inasprimento significativo che nega le tutele che erano previste nei procedimenti penali previsti in precedenza. Chi riceve la sanzione rischia di rimanere in una condizione sospesa per mesi e mesi, con giudici di pace e amministrativi che intervengono su una questione che ha rilievo anche costituzionale

    Il tutto mentre il Decreto Sicurezza è stato definito da giuristi e organizzazioni di tutela dei diritti come un provvedimento che rappresenta uno degli attacchi più estesi al diritto di protesta nella storia della Repubblica italiana.

    Porteremo in Consiglio comunale il tema, chiedendo alla Sindaca e alla Giunta, così come a tutto il Salone dei Duecento, se c’è la disponibilità a partecipare a eventi che raccolgano in forme solidali e pubbliche gli eventuali importi necessari, laddove ci fosse da far fronte alle sanzioni emanate.

    Noi lo faremo, con tutta la coalizione, parteciperemo a ogni iniziativa utile a ricordare che esprimere sentimenti antirazzisti e antifascisti non può essere sanzionato o considerato reato. Evidenziando che il tema è tutto politico e riguarda il legislatore, cioè la politica. Ricordando che Firenze è una città in cui si applicano le zone rosse, la videosorveglianza invasiva e un disciplinamento che purtroppo non è alternativo a quanto fatto dal Governo Meloni.

  • Firenze per la Palestina sull’apertura del Festival del Maggio Musicale

    Firenze per la Palestina sull’apertura del Festival del Maggio Musicale

    “Presidio domenica 19 aprile 2026, alle 16:00, per ricordare i crimini del Governo di Israele”


    Dmitrij Palagi – Sinistra Progetto Comune

    Abbiamo ospitato la conferenza stampa di Firenze per la Palestina, grazie come sempre alla professionalità dell’Ufficio Stampa di Firenze e del personale del Comune.

    Firenze per la Palestina è una realtà a cui va il nostro ringraziamento per la mobilitazione quotidiana in difesa dei diritti del popolo palestinese. La nostra posizione è sempre stata chiara: contro ogni forma di antisemitismo, senza alcuna ambiguità, e contro le politiche del Governo di Israele che massacra civili e persegue una deriva nazionalista su basi novecentesche che la sinistra ha sempre contestato dalle radici. Sono decenni che il diritto internazionale viene ignorato e che la pulizia etnica viene portata avanti. In passato siamo stati accusati gravemente e ingiustamente, e abbiamo sempre risposto proponendo un dialogo che non ha mai trovato riscontro.

    Condividiamo le preoccupazioni espresse nel comunicato, legate al contesto in cui si è scelto di mettere in scena l’opera. Al tempo stesso, riteniamo che la cultura abbia una sua libertà e che il problema non sia di per sé il contenuto artistico, ma una politica che prova a sparire dalla società e il contesto in cui viene messo in scena. È la politica istituzionale – locale, nazionale, europea – che dovrebbe dare risposte nette sui massacri in corso, sul rispetto del diritto internazionale, sulle responsabilità storiche e presenti. L’arte non può supplire a questa assenza, né va caricata di ciò che la politica rifiuta di fare.

    Ricordando che l’opera anni fa è stata contestata per ragioni opposte (perché avrebbe giustificato la resistenza palestinese) auspichiamo che intorno alla messa in scena dell’opera si apra un confronto pubblico in Palazzo Vecchio, coinvolgendo chi ne dà letture diverse: un’occasione per fare ciò che chiediamo da sempre, ovvero discutere apertamente di Palestina, colonialismo e diritto internazionale nel luogo della democrazia cittadina. Contro ogni ambiguità di fronte ai crimini di chi detiene il potere.

    «Comunicato stampa di Firenze per la Palestina

    LA MORTE DI KLINGHOFFER AL MAGGIO: PERCHÉ QUESTA SCELTA?

    “The death of Klinghoffer” di John Adams, aprirà la stagione del maggio Musicale Fiorentino. Presidio domenica 19 aprile 2026, alle 16:00 davanti al Teatro.

    Non contestiamo il diritto di Guadagnino di allestire l’opera, ma ci chiediamo come mai si sia scelto di mettere in scena questo lavoro che, riferendosi ad un fatto certamente da condannare (l’uccisione di un passeggero ebreo americano paraplegico a bordo della nave Achille Lauro sequestrata nel 1985) presenta la resistenza palestinese sotto l’aspetto terroristico.

    Guadagnino descrive l’opera come “un’indagine sull’interiorità umana”. Leggendo il libretto possiamo constatare in effetti che il contesto storico rimane sottinteso e confuso, a partire dall’esordio: i cori degli esuli pale­sti­nesi ed ebrei.

    Pur nel rispetto delle sofferenze di ciascuno, ricordiamo che la lotta del popolo palestinese non è rivolta contro gli ebrei, ma contro l’occupazione israeliana e che i palestinesi stessi non hanno nessuna responsabilità riguardo all’esilio degli ebrei, causato invece dalle scellerate politiche europee fasciste e naziste del novecento.

    Mancando questa chiarezza storica, i drammi a cui l’opera accenna sembrano una serie di lutti senza senso, e i palestinesi un popolo non in cerca di giustizia, ma di vendetta.

    Solleviamo quindi delle perplessità nei confronti del mondo dell’arte “mainstream” e dello spettacolo che, nei pochi casi in cui pretende di toccare una questione come quella israelo-palestinese, invece che puntare il dito senza veli e reticenze contro chi è artefice, e non da ora, di un genocidio, cerca posizioni buoniste ed approssimative, come d’altro canto accaduto spesso anche con chi governa il Comune di Firenze e Regione Toscana, intenti a “costruire ponti” con chi non ha posizioni chiare su chi i ponti li bombarda, a tendere la mano a chi massacra.»

  • Barghouti aggredito tre volte in un mese. Firenze rilanci l’adesione alla campagna

    Barghouti aggredito tre volte in un mese. Firenze rilanci l’adesione alla campagna

    “Noi continuiamo a chiedere la cittadinanza onoraria, confidando maturino le condizioni in Consiglio comunale”


    Dmitrij Palagi — Sinistra Progetto Comune

    Ieri, 15 aprile, ricorrevano ventiquattro anni dall’arresto di Marwan Barghouti. Domani, 17 aprile, è la Giornata Internazionale di Solidarietà con le Prigioniere e i Prigionieri Palestinesi. In mezzo, la notizia che il suo legale israeliano Ben Marmarelli ha reso pubblica dopo la visita del 12 aprile nel carcere di Ganot: tre aggressioni violente in un mese. Il 24 marzo le guardie hanno fatto irruzione nella sua cella con un cane, lo hanno obbligato a stendersi sul pavimento e lo hanno lasciato aggredire dall’animale. Il 25 marzo è stato picchiato durante il trasferimento da Megiddo a Ganot. L’8 aprile è stato nuovamente colpito con violenza, lasciato a sanguinare per oltre due ore senza cure mediche. «Non si tratta di episodi isolati — ha dichiarato Marmarelli — ma di un chiaro schema di abuso sistematico: violenza, negligenza medica, trattamento che lo mette a immediato rischio».

    Il momento non potrebbe essere più appropriato, né più urgente, per ricordare che Barghouti — 66 anni, detenuto da ventitré — è la figura politica palestinese più popolare secondo tutti i sondaggi disponibili. L’unica in grado di unificare Fatah e Hamas su una piattaforma democratica, come già dimostrò nel 2006 con la redazione del Documento delle Prigioniere e dei Prigionieri. Per questo la sua liberazione non è solo una questione di giustizia individuale: è una condizione politica per qualunque prospettiva di pace.

    Il Consiglio Comunale di Firenze ha approvato l’adesione alla campagna internazionale per la sua liberazione e il riconoscimento da dare a lui, o alla sua famiglia, a nome del Consiglio comunale. È un atto che abbiamo voluto anche noi, che abbiamo tentato di contribuire a costruire attraverso il percorso in Commissione, non da sole e da soli, soprattutto grazie alla rete nata con un nodo locale del Comitato Free Marwan Barghouti. Firenze si è unita alle Città e alle istituzioni che in tutto il mondo chiedono la fine di una detenzione che dura da oltre due decenni, iniziata con un processo che non ha mai rispettato gli standard minimi di garanzia.

    Ma diciamo anche con chiarezza che potremmo fare di più, in Palazzo Vecchio. Avevamo chiesto la cittadinanza onoraria a Marwan Barghouti, e continuiamo a ritenerla giusta. I numeri in Consiglio non c’erano per sostenerla, e abbiamo accettato il compromesso dell’adesione alla campagna come un passo avanti reale — non come la parola fine. La cittadinanza onoraria rimane la forma più diretta con cui un’istituzione può affermare che non considera legittima quella detenzione, che riconosce in Barghouti un interlocutore e non un criminale, che si schiera dalla parte del diritto internazionale contro l’impunità.

    Quanto emerge in questi giorni rende ancora più necessario che quell’adesione si traduca in pressione politica concreta: sul governo italiano, sull’Unione Europea, sulle istituzioni internazionali. Non basta aderire a una campagna. Serve che le istituzioni che vi aderiscono usino la propria voce ogni volta che Barghouti viene picchiato, ogni volta che si nega la visita del suo legale, ogni volta che si usa contro di lui lo stesso regime di detenzione che si sta usando per terrorizzare la popolazione palestinese a Gaza e in Cisgiordania.

    Ventiquattro anni. Tre aggressioni nell’ultimo mese. La nostra risposta non può essere il silenzio.

  • Con la nuova Global Sumud Flotilla verso Gaza

    Con la nuova Global Sumud Flotilla verso Gaza

    “Antonella Bundu fa parte della nuova missione. Mercoledì appuntamento a Settignano per parlare di Cuba e Palestina”


    Dmitrij Palagi — Sinistra Progetto Comune

    Antonella Bundu è in partenza per unirsi alla Global Sumud Flotilla, la flottiglia internazionale che ha lasciato Barcellona il 12 aprile e sta navigando verso Gaza per rompere il blocco illegale imposto da Israele sulla Striscia.

    Sumud in arabo significa perseveranza, tenacia, radicamento nella propria terra. È un nome che dice tutto su cosa rappresenta questa missione: non un gesto simbolico, ma la scelta di stare fisicamente, con il proprio corpo, dove la solidarietà internazionale è necessaria e dove gli Stati — a partire dal nostro — hanno scelto di non esserci o di essere complici.

    Questa è la seconda missione della Global Sumud Flotilla. La prima, nell’estate del 2025, fu attaccata in acque internazionali al largo di Creta con droni, bombe assordanti e sostanze irritanti, e poi abbordata e fermata dalla marina militare israeliana a 120 miglia da Gaza. Le persone a bordo furono trattenute. Le barche non arrivarono. Ma la missione non si fermò: si è trasformata in questa, più grande, più determinata. Oltre 70 imbarcazioni, migliaia di persone da più di 70 paesi, personale medico, giuriste, militanti, insieme a tante realtà organizzate di tutto il mondo. La componente italiana salpa dai porti del Sud, si ritroverà in Sicilia in questi giorni insieme alle barche spagnole, francesi, greche e turche (in arrivo intorno al 25 aprile), per proseguire insieme.

    Gli organizzatori e le organizzatrici chiedono agli Stati di garantire il libero passaggio. Amnesty International li ha sostenuti. I governi europei, per ora, tacciono o guardano dall’altra parte. Presenteremo un atto perché il Consiglio comunale prenda posizione, come ha fatto per la Nuestra América Flotilla, andata a Cuba, a cui ha partecipato anche Antonella Bundu.

    Chi organizza la Flotilla dice che la società civile deve muoversi dove gli Stati hanno fallito. Noi condividiamo questa posizione, come condividiamo il diritto del popolo palestinese a ricevere aiuti, a non essere bombardato, a non morire di fame per un assedio che non ha alcuna giustificazione legale né morale.

    La solidarietà internazionale non è una dichiarazione, è un atto. Si fa con le gambe, si fa prendendo il mare.

    Serve anche la flotilla di terra. E per questo il 22 aprile 2026, alle 20:00, alla Casa del Popolo ARCI di Settignano (via di San Romano 1, Firenze) organizziamo una serata di restituzione e testimonianza: chi era con la Nuestra América Flotilla a Cuba racconterà quella esperienza, e avremo un collegamento in diretta con la nuova Global Sumud Flotilla. Cena vegetariana con offerta a partire da 15 euro. Ingresso riservato ai soci ARCI.

    Per prenotare (entro il 19 aprile): scrivere a info@sinistraprogettocomune.it oppure al 3289387241 o 3331058410 — solo messaggi, no telefonate.

  • Manifestazione antifascista a Rifredi: importante esserci e chiarire un’idea alternativa di sicurezza

    Manifestazione antifascista a Rifredi: importante esserci e chiarire un’idea alternativa di sicurezza

    Dmitrij Palagi — Sinistra Progetto Comune


    Saremo questo pomeriggio al corteo antifascista di Rifredi. Al fianco di chi ha saputo rispondere alla provocazione di Futuro Nazionale. Per affermare da che parte stiamo — e per dire che il compito della politica deve andare oltre la risposta reattiva del territorio, assumendosi responsabilità precise per togliere consenso a chi esprime posizioni come quelle dell’eurodeputato Vannacci.

    Vale la pena essere precisi, perché la precisione in questo caso è tutto.

    Futuro Nazionale organizza “passeggiate identitarie per la sicurezza”. Probabilmente preavvisano manifestazioni, ma poi le rivendono come ronde sui social, fatto salvo fare marcia indietro in caso di polemiche (è un atteggiamente che qualifica questa realtà come inaffidabile).

    Leggiamo sulla stampa di oggi che questa formazione avrebbe un gruppo WhatsApp locale con 130 iscritti in cui — come ha documentato La Nazione — circolano messaggi violenti e offese razziste. I responsabili parlano di “infiltrati” per spiegare quei contenuti, ma su quelle idee esiste di fatto un consenso, sia pure limitato e minoritario. Consenso che si costruisce, che si allarga, che si legittima ogni volta che lo si tratta come una questione di ordine pubblico anziché come una questione politica e sociale.

    Il problema non è soltanto Futuro Nazionale.

    Il problema è quello che sta accadendo dentro le istituzioni. Nelle stesse ore in cui le “passeggiate” si moltiplicano, in Consiglio Comunale a Firenze un consigliere di Fratelli d’Italia ha parlato di “glorioso passato coloniale italiano”. Non è uno scivolone. È una posizione.

    Nella stessa settimana, in aula, il 25 aprile è stato definito da un consigliere della destra una data “divisiva”. Vale la pena dirlo chiaramente: sì, divide. Divide chi si riconosce nella Resistenza e nella Costituzione da chi ancora oggi non riesce a fare i conti con quello che il fascismo è stato e magari avrebbe preferito la Repubblica Sociale Italiana alla Repubblica Italiana. Questa divisione non è un difetto — ne è il senso.

    Quello che stiamo vedendo non è un’emergenza improvvisa. È un processo: posizioni che fino a pochi anni fa si tenevano nella zona grigia del sottinteso vengono ora dette ad alta voce, in Consiglio Comunale, sui giornali, nelle chat di gruppo.

    Proprio per questo non basta chiedere di “fermare le ronde”. Occorre cambiare radicalmente l’approccio su cosa significa sicurezza in questa città.

    Chi fa politica nelle istituzioni e si riconosce nell’antifascismo non può limitarsi ad appoggiarsi su quello che è stato, deve dimostrare di avere qualcosa da dire rispetto ai problemi quotidiani delle persone.

    Saremo al corteo con questa consapevolezza, ringraziando la cittadinanza di “Tanucci piazza aperta” per la capacità di mobilitazione che stanno dimostrando e le realtà promotrici del corteo per la convocazione.

  • Nessun luogo toponomastico per Gentile e Almirante

    Nessun luogo toponomastico per Gentile e Almirante

    “In vista del 25 aprile, considerato divisivo da una parte di Fratelli d’Italia, approvata una mozione proposta in risposta alle provocazioni del Governo”


    Dmitrij Palagi – Sinistra Progetto Comune

    Ieri il Consiglio comunale di Firenze ha approvato la mozione 678/2025 di Sinistra Progetto Comune con cui si impegna la Sindaca e la Giunta a rigettare qualsiasi proposta di intitolazione di luoghi toponomastici — nel Comune e nei suoi enti pubblici, scuole e università incluse — a Giovanni Gentile e Giorgio Almirante. La deliberazione è anche un invito alla Sindaca della Città Metropolitana affinché lo stesso principio si estenda agli altri Comuni della provincia. Non è un atto simbolico. È una presa di posizione netta su dove sta Firenze, su chi è, su cosa vuole costruire come memoria collettiva.

    Il dibattito in aula ha avuto i suoi momenti rivelatori. Un consigliere di Fratelli d’Italia ha definito il 25 aprile una data “divisiva”. Vale la pena fermarsi un momento su questa parola, perché merita una risposta precisa: sì, il 25 aprile divide. Divide chi si riconosce nella Resistenza e nella Costituzione nata da quella Resistenza da chi ancora oggi fatica a fare i conti con quello che il fascismo è stato. Questa divisione non è un difetto della ricorrenza — ne è il senso. Chi la trova scomoda ci sta dicendo qualcosa di importante su di sé.

    Il contesto non è quello di un dibattito accademico in cerca di sfumature. Nel 2025, in occasione dell’ottantunesimo anniversario della morte di Gentile, il Ministro della Cultura Alessandro Giuli dichiarò che negare l’intitolazione di un luogo pubblico al filosofo costituirebbe un “atto neoprimitivo”, una rinuncia alla “storicizzazione” in favore del “furore ideologico”. Il Ministro interveniva su una proposta del suo partito relativa a una rotonda fiorentina, nella stessa città dove Gentile fu ucciso dai GAP mentre dirigeva l’Accademia d’Italia della Repubblica Sociale Italiana. Che il governo nazionale si senta autorizzato a dare indicazioni su come Firenze debba costruire la propria memoria pubblica dice qualcosa sul tipo di rapporto che questo esecutivo intrattiene con l’autonomia delle città e con la storia del Novecento.

    Vogliamo essere precisi, perché la precisione in questo caso è tutto. La mozione approvata ieri non nega nessuna pagina storica. La storiografia può e deve occuparsi di approfondire tutte le complessità — con strumenti critici, senza reticenze e senza celebrazioni. Ma la toponomastica non è storiografia: è memoria pubblica, cioè un atto istituzionale con cui una comunità sceglie a chi intestare il proprio spazio condiviso, chi indicare come riferimento identitario. Sono cose diverse, e confonderle deliberatamente non è un eccesso di sofisticazione intellettuale — è una scelta politica.

    Non è un caso che la nostra mozione parta da questa distinzione. Nel percorso di approfondimento che come Sinistra Progetto Comune stiamo conducendo sulla storia d’Italia e sulle sue figure controverse, ci siamo confrontati anche con il caso di Benedetto Croce: un intellettuale che votò la fiducia al governo Mussolini nel 1922, che poi si fermò, che ruppe, che scrisse il Manifesto degli intellettuali antifascisti nel 1925 e che pagò quella rottura con l’isolamento e la sorveglianza del regime per vent’anni. Il caso Croce è un caso storicamente complesso, aperto al dibattito, su cui si può e si deve discutere. Ma è esattamente quella complessità — la scelta, il ritiro, l’opposizione tenuta nel tempo — che lo distingue da chi, come Gentile, continuò ad essere organico al regime fino all’ultimo, assumendo cariche nella RSI, e da chi, come Almirante, non sentì mai il bisogno di fare i conti con il proprio passato di collaborazionista e fondò un partito che di quella continuità fece la propria ragione di esistenza. Non è la stessa cosa. Non è mai stata la stessa cosa. Chi scelse di negare la nascita della Repubblica antifascista non può trovare spazio tra i nomi dei luoghi pubblici del territorio.

    Che il governo Meloni abbia difficoltà a riconoscere questa distinzione elementare non sorprende: la fiamma tricolore nel simbolo di Fratelli d’Italia non è un dettaglio decorativo ma un’eredità rivendicata. Quello che sorprende, o forse non dovrebbe più sorprendere, è l’assenza di qualsiasi capacità critica autonoma: il Ministro della Cultura, chiamato a fare cultura, replica le posture del partito di governo sulla storia italiana con la stessa disinvoltura con cui ha difeso il finanziamento della Biennale escludendo documentari scomodi. Non è storicizzazione — è gestione del passato in funzione del presente.

    Firenze ha scelto. La memoria delle partigiane e dei partigiani, il lavoro quotidiano di ANPI, dell’Istituto Storico Toscano della Resistenza, di ANED non sono patrimoni negoziabili in nome di una “laicità culturale” che nella pratica si traduce sempre e soltanto in un senso: quello della riabilitazione. La nostra battaglia sulla toponomastica non si esaurisce qui: è parte di un lavoro più lungo, che chiede all’Amministrazione coerenza, alle scuole presenza, all’Università consapevolezza del ruolo che hanno nella costruzione del senso civico. Nessuna piazza a Gentile. Nessuna via ad Almirante. Non per furore — per chiarezza.

  • Cuba: approvata la risoluzione di solidarietà

    Cuba: approvata la risoluzione di solidarietà

    “Fratelli d’Italia provoca proponendo di cancellare l’iscrizione anagrafica di Antonella Bundu e di chi era con lei in missione di solidarietà”


    Dmitrij Palagi – Sinistra Progetto Comune

    Ieri il Consiglio comunale di Firenze ha approvato la risoluzione n. 338/2026 proposta da Sinistra Progetto Comune, con cui la Città esprime solidarietà al popolo cubano, condanna il blocco navale imposto dal Governo Trump e chiede al Governo italiano e al Parlamento europeo di agire con fermezza contro le misure unilaterali che colpiscono la popolazione civile cubana. È un atto politico che continua una storia: quella di Firenze città internazionalista, Città di pace, che sa riconoscere chi le ha teso la mano nei momenti peggiori.

    Ma la seduta di ieri ha avuto anche un altro protagonista, involontariamente grottesco: un Consigliere comunale di Fratelli d’Italia ha presentato un ordine del giorno in cui si invitava l’Amministrazione comunale a farsi carico di rendere “irreperibili” i partecipanti fiorentini alla Nuestra América Flotilla — la coalizione internazionale di solidarietà che porta aiuti umanitari a Cuba — e ad avviare la loro cancellazione anagrafica per irreperibilità. Non uno scherzo: una proposta depositata ufficialmente al Consiglio comunale di Firenze.

    Diciamolo con chiarezza: chi ha scritto quell’ordine del giorno probabilmente non immaginava quanto stesse rivelando di sé. La proposta non è solo giuridicamente assurda — l’iscrizione anagrafica è un diritto fondamentale, non una cortesia dell’ente locale — ma è politicamente indicativa di un modo di pensare che considera l’impegno solidale un’attività sospetta, punibile con la cancellazione dalla comunità civica. Il diritto all’iscrizione anagrafica non si tocca. Non lo decide la postura geopolitica di chi governa, non lo decide la simpatia o l’antipatia per la politica estera cubana. Chi è residente a Firenze è residente a Firenze. Fine.

    La risoluzione approvata ricorda — e noi lo ribadiamo con orgoglio — che nel 2020, nel pieno della crisi pandemica, Cuba inviò brigate mediche in Italia. Quattrocento figure mediche cubane operano ancora oggi in Calabria, garantendo il funzionamento di Pronto Soccorso e Terapie Intensive. Il presidente della Regione Calabria ha dovuto opporre un rifiuto alla richiesta del diplomatico statunitense Mike Hammer di ritirare quel personale sanitario: una scena che dice tutto sul tipo di “leadership” che Washington esercita in questo momento nel mondo. Il Governo Meloni, invece, tace. Mentre Trump impone un blocco navale che priva milioni di persone di carburante, medicine e beni di prima necessità — un atto che le Nazioni Unite inseriscono in un quadro di pericolosa escalation regionale — da Roma non arriva una parola di condanna, nemmeno per ricordare la solidarietà cubana all’Italia che sarebbe il minimo storico e morale.

    Non è neutralità. È subalternità.

    Ricordiamo anche — e qui chiediamo passi concreti all’Amministrazione — che nel 1966, dopo l’alluvione che devastò Firenze, Cuba donò alla città una collezione di opere d’arte: un gesto di solidarietà internazionale tra popoli, non tra governi. Quelle opere aspettano ancora una mostra degna di questo nome, un allestimento che le renda visibili ai cittadini e che restituisca a quel gesto il peso storico e simbolico che merita. La mozione approvata nel novembre 2023 lo chiedeva già. Lo chiediamo ancora.

    La Nuestra América Flotilla, il progetto Nuestra América Convoy, la campagna Energia per la vita promossa da CGIL, ANPI, ARCI, ANAIC e Nexus: sono tutte espressioni di un internazionalismo vivo, che non ha bisogno di permessi governativi per esistere e che non si lascia intimidire da chi — dall’altra parte dell’oceano come da palazzo Chigi — pensa che le minacce di dazi e le pressioni diplomatiche siano strumenti legittimi per soffocare la solidarietà tra i popoli.

    Firenze ha detto la sua. Adesso aspettiamo che il Governo italiano faccia altrettanto.

    Il gruppo con l’occasione ribadisce il ringraziamento a Peter Wood, giovane comunista che ha supportato il gruppo nella stesura dell’atto approvato ieri e che era nella delegazione fiorentina che ha partecipato al viaggio di solidarietà a Cuba.

  • Fratelli d’Italia parla di “glorioso passato coloniale. Gravissimo

    Fratelli d’Italia parla di “glorioso passato coloniale. Gravissimo

    “Una cultura politica da rigettare e incompatibile con il senso stesso della Resistenza”

    Dmitrij Palagi, Antonella Bundu – Sinistra Progetto Comune
    Thomas Maerten – Sinistra Progetto Comune Quartiere 5

    Accogliamo positivamente la mozione presentata dal Partito Democratico per rimuovere la dicitura “Medaglia d’Oro” dalla toponomastica di Via Reginaldo Giuliani. È un atto che ribadisce, in forma ufficiale da parte della maggioranza, quello che come Sinistra Progetto Comune sosteniamo da anni: che celebrare acriticamente un simbolo del colonialismo fascista nello spazio pubblico di una città medaglia d’oro alla Resistenza è una contraddizione insostenibile.

    Ma non possiamo fingere che questo basti. E non possiamo tacere il ritardo con cui si arriva a questo passo.

    Nel luglio 2020 presentammo una mozione — solo noi due a votarla — per intitolare quella via a Vittorio Mario Giuliani, partigiano, combattente per la libertà, che il 8 settembre 1943 rifiutò l’arruolamento nella Repubblica Sociale Italiana. Stesso cognome, storia opposta: da un lato il “perfetto milite fascista”, dall’altro chi scelse la Resistenza. La proposta fu respinta 14 a 2. Tra chi votò contro c’era il consigliere Draghi.

    La mozione del PD oggi chiede di togliere le parole “Medaglia d’Oro” mantenendo però l’intitolazione a Reginaldo Giuliani. Per noi non è sufficiente: una via che porta il nome di un cappellano fascista, volontario della guerra coloniale in Etiopia — quella in cui il regime impiegò armi chimiche, compì stragi di civili, costruì campi di concentramento — non può essere “bonificata” con un aggiustamento toponomastico parziale. Il problema non è il titolo onorifico: è il nome stesso, e il progetto di dominio coloniale e razziale che quel nome rappresenta nello spazio urbano.

    Su questo ci attendiamo che il PD faccia un passo avanti coerente, sostenendo l’intitolazione della via a una figura della Resistenza, come già proponemmo. Siamo pronti a ripresentare quella proposta.

    Nel frattempo, dobbiamo nominare ciò che è accaduto in aula in questi anni. Quando nel luglio 2023 il Consiglio Comunale approvò la risoluzione per istituire una giornata nazionale in memoria dei crimini del colonialismo italiano in Africa — atto 2021/00607, che chiedeva al Parlamento di individuare il 19 febbraio come data della memoria — il consigliere Draghi votò contro. Quella risoluzione documentava l’uso di gas in Libia e in Etiopia, le stragi di Debre Libanos e di Ankober, i campi di concentramento, le leggi razziali coloniali. Votare contro significava rifiutarsi di riconoscere quei fatti come crimini degni di memoria pubblica. La riproporremo aggiornata, anche per impegnare Palazzo Vecchio sempre di più al fianco del Black History Month.

    Oggi abbiamo ascoltato lo stesso Draghi parlare di “glorioso passato coloniale italiano”. Queste parole non sono uno scivolone: sono una posizione politica. Sono la stessa posizione che porta a votare contro la memoria delle vittime africane dell’occupazione italiana, contro la rimozione di simboli fascisti dallo spazio pubblico, contro il riconoscimento che il colonialismo italiano fu — nelle parole della nostra stessa risoluzione approvata — violenza, armi chimiche, campi di concentramento, leggi razziali.

    Non esiste un passato coloniale “glorioso”. Esiste un passato coloniale criminale, che l’Italia ha rimosso per decenni e che ancora fatica a fare i conti con sé stesso. Glorificarlo non è revisionismo ingenuo: è la legittimazione di una gerarchia tra popoli che ha prodotto massacri, e che oggi alimenta i nazionalismi e i razzismi con cui si governa la crisi dei migranti, si chiudono i porti, si lascia morire nel Mediterraneo chi proviene da quei paesi che l’Italia ha occupato e devastato.

    Come Sinistra Progetto Comune continuiamo a chiedere: rinominare completamente la via, intitolando lo spazio pubblico a chi ha combattuto per la libertà; promuovere nelle scuole e nelle istituzioni fiorentine la memoria dei crimini coloniali italiani, a partire dal 19 febbraio; e che chi siede in Consiglio Comunale si assuma la responsabilità pubblica delle proprie parole — compreso chi, parlando di “gloria” coloniale, offende le vittime e le loro discendenti che vivono anche in questa città.

  • Giornata per i crimini del colonialismo italiano in Africa (19 febbraio) e sostegno al Black History Month

    Mozione n. 588
    Presentato 8 Aprile 2026
    Firmatari Dmitrij Palagi (Sinistra Progetto Comune)
    Documenti Testo dell’atto (PDF)

    Mozione a prima firma di Dmitrij Palagi (Sinistra Progetto Comune). Il testo integrale è nel documento allegato.