Stadio Franchi: dentro una delibera di bilancio, la concessione ai privati per 60 anni

“Nell’adempimento contabile obbligatorio sugli equilibri di bilancio la Giunta ha programmato la concessione sessantennale della gestione dello stadio comunale: 55 milioni di capitale privato, oltre 1,5 miliardi di valore sull’intera durata”


Dmitrij Palagi — Sinistra Progetto Comune
Lorenzo Palandri — Sinistra Progetto Comune Quartiere 2

C’è un modo semplice per far passare una scelta politica enorme senza che se ne accorga nessuno: metterla dentro un atto che sembra solo tecnico. È quello che sta succedendo con lo Stadio Franchi. Proviamo a spiegarlo dall’inizio, anche a chi non segue la vicenda da vicino.

Ogni anno, entro il 31 luglio, il Comune deve compiere un adempimento contabile obbligatorio: la salvaguardia degli equilibri di bilancio. In pratica si verifica che i conti dell’anno restino in pareggio e, se serve, si spostano delle somme. È un controllo di routine, molto tecnico, che di solito passa in Consiglio con un dibattito ridotto. Quest’anno è la proposta di delibera n. 40 del 2026, in discussione con scadenza l’ 11 luglio. Dentro questo atto dovuto, però, la Giunta ha infilato molto più di una verifica dei conti: una modifica del documento di programmazione strategica del Comune (il DUP) interamente dedicata allo Stadio Franchi e alla candidatura di Firenze a ospitare partite degli Europei di calcio del 2032; e, negli allegati, una vera e propria operazione economica sullo stadio.

Qui sta il punto che non si voleva raccontare, emerso in Commissione 1 stamani. Tra gli allegati che il Consiglio approva insieme alla delibera c’è il programma triennale degli acquisti di beni e servizi del Comune. In quel documento è iscritta, in tutte lettere, una “Concessione dei servizi di gestione dell’impianto sportivo comunale Stadio Artemio Franchi” con caratteristiche precise: durata di 720 mesi, cioè sessant’anni; apporto di capitale privato per 55 milioni di euro nel 2027; valore complessivo stimato dell’operazione oltre 1,5 miliardi di euro sull’intera durata. Quei 55 milioni sono l’unica voce di “capitale privato” in tutto il programma triennale del Comune. Tradotto: l’apertura ai privati sullo stadio non è più un’ipotesi vaga rinviata al futuro. È già scritta, quantificata e messa a programma dentro un atto che il Consiglio sta per votare. Chi vota la delibera di bilancio, vota anche questo, nonostante non ci siano rapporti ufficiali registrati con ACF Fiorentina.

Lo diciamo da anni, di fronte a ogni passaggio su questa vicenda: lo Stadio Franchi è un bene pubblico, è di proprietà della Città, e i soldi che vi girano intorno non sono un affare privato della Giunta. I lavori in corso (circa 200 milioni di euro) sono finanziati con risorse pubbliche, fondi nazionali PNC e PNRR. Il cantiere è partito da due anni ed è in stato avanzato, tanto che il contratto dei lavori ha già subito sei varianti, come abbiamo documentato atto per atto. Ora, mentre quell’opera pubblica va avanti con denaro pubblico, la Giunta programma di affidarne la gestione a un privato per sessant’anni. È una scelta che riguarda il futuro di un pezzo di città per due generazioni. E la si compie nel modo meno trasparente possibile: non con una delibera dedicata, discussa e votata a sé, ma nascondendola tra le pieghe di un atto contabile.

C’è anche un passaggio che merita di essere conosciuto. In una precedente delibera di Giunta (la n. 222 del 15 giugno 2026) l’Amministrazione racconta che la Fiorentina si era detta disponibile a mettere risorse proprie sullo stadio, ma solo con una formula precisa, quella dell’articolo 4, comma 12, del decreto sugli impianti sportivi (D.Lgs. 38/2021). La Giunta ha però scartato quella strada, ritenendola a rischio rispetto alle regole europee sulla concorrenza e citando una sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea del febbraio 2026. La conclusione più semplice, a quel punto, sarebbe stata una sola: se la via del privato è giuridicamente fragile, allora si completa l’opera con risorse pubbliche. La Giunta ha scelto invece la strada opposta (un coinvolgimento privato ancora più ampio, quello che può arrivare a cedere a un soggetto privato la gestione e i ricavi dello stadio). E, nella stessa delibera, ammette di essere ancora alla ricerca delle risorse pubbliche necessarie a coprire il costo residuo dell’opera.

In tutto questo, non ci risulta che sia mai stato aperto un dibattito consiliare dedicato, né un passaggio nel Consiglio del Quartiere 2, dove lo stadio si trova. È esattamente ciò che denunciamo da mesi: le decisioni più rilevanti sul futuro del Franchi maturano tra Giunta, dirigenza e interlocuzioni riservate, mentre l’organo elettivo (che rappresenta la Città proprietaria) non discute nulla.

Il rischio evidente è che il pubblico paghi due volte: prima i soldi per partire, poi non ci sono e si fanno concessioni al privato che salva il salvabile. La linea dura della proprietà della ACF Fiorentina avrebbe così avuto ragione su tutta la linea: prendere a “pallonate” prima la Giunta Nardella e poi quella Funaro ha portato risultati, se la strada emersa oggi sarà confermata.

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