“Grazie a chi sta tenendo vive e vissute le piazze. Positivo che si sia colta l’esagerazione delle situazioni, anche se è stato brutto vedere il vuoto dentro l’area transennata delle piazze istituzionali.”
Dmitrij Palagi — Sinistra Progetto Comune
Il 24 aprile 2026 — ieri — la Camera dei Deputati ha approvato in via definitiva il decreto legge n. 23/2026, comunemente chiamato decreto sicurezza. Tra le sue norme: il fermo preventivo fino a 12 ore per chi durante una manifestazione sia ritenuto un potenziale pericolo, il rafforzamento del DASPO urbano, la possibilità per i prefetti di istituire nuove aree a vigilanza rafforzata. Quattro giorni fa, Amnesty International ha presentato il suo Rapporto 2026 denunciando la crescente criminalizzazione del diritto di protesta in Italia — con casi già documentati di divieti di accesso alle città per manifestanti pro-Palestina a Udine — come parte di una deriva autoritaria che attraversa le democrazie occidentali e non è un’anomalia italiana.
Il giorno dopo, il 25 aprile, giorno di festa del popolo, per il popolo, Firenze ha dato due immagini opposte: piazza dell’Unità e piazza della Signoria transennate, con ampi spazi vuoti, mentre le persone senza incarichi istituzionali venivano tenute fuori.
La coincidenza non è casuale: è la fotografia di un problema sistemico.
Come gruppo consiliare abbiamo scelto oggi di non sedere davanti all’Arengario, per la prima volta in sette anni, rimanendo al di fuori del perimetro. Non è stata una protesta simbolica, ma una scelta di lettura dello Stato, che deve essere a disposizione delle persone. La Repubblica italiana non è nata grazie alle istituzioni — è nata grazie a chi scelse di essere partigiana e partigiano nell’illegalità, quando ancora la monarchia era alleata del governo Mussolini. Festeggiare la Resistenza tenendo la cittadinanza fuori da una piazza transennata è il contrario di quello che si vorrebbe ricordare: la Liberazione fu soprattutto un atto del popolo, non una cerimonia da osservare a distanza, altrimenti avremmo pagato molto di più le conseguenze della sconfitta bellica in cui fu trascinato il Paese.
Prendiamo atto che in piazza della Signoria anche la Sindaca e la maggioranza abbiano riconosciuto l’esagerazione delle misure adottate, e questo è positivo. Ma non basta riconoscerlo a cose avvenute: serve che non si ripeta e per questo presenteremo una mozione affinché ogni 25 aprile e ogni 11 agosto la politica torni protagonista nelle piazze della città, senza la paura di chi scende a festeggiare. Nel rispetto delle competenze — la gestione dell’ordine pubblico non è del Comune — la domanda politica che poniamo è chiara: chi decide le modalità delle celebrazioni deve rispondere alle comunità che quelle piazze le abitano ogni giorno. Non riteniamo prioritario capire di chi è la “colpa”, l’importante è che non si ripeta.
Con l’occasione vogliamo ringraziare le tante persone che hanno reso piazza Tanucci una piazza viva e vissuta, così come chi sta tenendo viva piazza Poggi e darà vita a piazza Santo Spirito. Questa è l’immagine migliore di Firenze oggi, che non accetta provocazioni e non chiede il permesso per ricordare il senso di oggi.
