“Diciassette anni di lavori e nessun ruolo del Comune. A settembre il Consiglio comunale verifichi ogni ruolo che potrà svolgere.”
Dmitrij Palagi — Sinistra Progetto Comune
Investire SGR è in questi giorni al centro della cronaca nazionale per il palazzo romano di Spin Time. A Firenze quel nome lo conosciamo: l’8 agosto scrivevamo che chi dice no al Comune di Roma è lo stesso gestore del progetto ex caserma Lupi di Toscana, oltre che di tanti altri programmi. C’è però un altro immobile fiorentino legato a quel fondo: il palazzo del catasto, in via dell’Agnolo 80. Ne abbiamo chiesto tutti gli atti alla Direzione Urbanistica il 17 luglio e il 7 agosto ne sono arrivati 117, di cui ringraziamo gli uffici. Raccontano una storia in cui il soggetto è sempre il pubblico.
Il pubblico ha costruito quell’isolato: è la ex Casa Littoria «Dante Rossi», inaugurata nel 1940 su progetto di Raffaello Fagnoni, sede degli uffici erariali dal 1955. Poi il pubblico lo ha venduto, conferendolo il 29 dicembre 2004 al Fondo Immobili Pubblici, creato per vendere immobili dello Stato e riprenderli subito in affitto: secondo l’inchiesta Dataroom del Corriere della Sera, 3,3 miliardi incassati e 5,4 miliardi pagati in vent’anni per restare negli stessi uffici. Da quel giorno il proprietario è il fondo, e il fondo — che non ha personalità giuridica e non può agire da sé — ha una società che lo gestisce. Nei documenti sta scritto per esteso: «la nostra mandante Investire Immobiliare SGR S.p.A. che gestisce il Fondo Immobili Pubblici (FIP), quest’ultimo proprietario dell’immobile in oggetto». Quella società oggi si chiama Investire SGR.
Il pubblico ha continuato a pagare i lavori. Per il condizionamento del 2003 l’Agenzia del Demanio ha speso 57.260,59 euro, per una parete al quarto piano nel 2011 l’Agenzia del Territorio 710 euro più IVA, mentre delle opere presentate dalla proprietà nei documenti non compare un solo importo. E per poterli fare, quei lavori, lo Stato ha dovuto chiedere il permesso: la lettera del 5 aprile 2011, scritta per conto della società di gestione, concede il «consenso vincolato» richiamando l’articolo 11.1 del contratto di locazione fra il Fondo e l’Agenzia del Demanio. Le condizioni sono queste: gli interventi si fanno «a Vostra cura e spese», per essi «non sarà dovuta alcuna indennità», e la proprietà «si riserva la facoltà di richiedere, al termine della locazione, la riduzione in pristino delle modifiche eseguite».
Il pubblico si è poi tolto da solo la tutela: il 17 gennaio 2012 una verifica ministeriale ha stabilito che l’immobile, «non presentando interesse artistico, storico, archeologico o etnoantropologico», poteva uscire dalla tutela del Codice dei beni culturali, e da quel giorno è diventato liberamente vendibile. L’anno dopo, nella comunicazione di lavori depositata al Comune per il rifacimento della centrale termica, si legge: «La sottoscritta INVESTIRE IMMOBILIARE SGR S.p.A. […] in qualità di PROPRIETARIA». Altre due comunicazioni analoghe seguono nel 2014 e nel 2016.
Oggi quell’immobile non compare più nell’elenco pubblicato sul sito del Fondo Immobili Pubblici, che abbiamo consultato il 13 agosto: in Toscana ne restano nove e a Firenze soltanto via Giovanni Battista Foggini 18. Quando l’immobile sia uscito dal fondo, con quale atto, verso chi e a quale prezzo, non risulta da alcuno dei 117 documenti: le parole «vendita», «compravendita» e «alienazione» non vi ricorrono mai. Non lo affermiamo, quindi: lo chiediamo.
Perché intanto il pubblico se ne deve andare. Come ha raccontato la Repubblica l’11 luglio, la proprietà ha vinto la causa e catasto, ISTAT e carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico dovranno lasciare l’edificio entro il 28 dicembre, mentre a Palazzo Vecchio sarebbe già arrivata una richiesta informale di trasformarlo da direzionale a residenziale. Il Comune, in diciassette anni, non ci risulta abbia politicamente elaborato un solo atto su quell’isolato: abbiamo cercato con sedici chiavi diverse sul portale della trasparenza e negli archivi storici, e su circa millecento atti letti nessuno lo riguarda. Saremo felici di essere smentiti con un collegamento.
A settembre il Consiglio comunale deve assumere un ruolo. Chiediamo alla Sindaca e alla Giunta di portare la vicenda in Commissione prima di qualunque atto di assenso, e di usare gli strumenti che il Comune ha: la richiesta motivata alla Soprintendenza perché avvii la dichiarazione di interesse culturale, che l’articolo 14 del Codice dei beni culturali riserva agli enti pubblici territoriali, e la verifica di tutti i margini possibili dello strumento urbanistico, su un immobile che lo stesso Comune classifica in ambito A e in classe 4, fra gli «edifici di particolare interesse storico e ambientale».
Il pubblico in questa storia ha fatto sostanzialmente tutto per permettere questa situazione: ora decida di porre rimedio.
Dati verificati su: richiesta di accesso agli atti prot. 290591/26 del 17 luglio 2026 e riscontro della Direzione Urbanistica prot. 323581/26 del 7 agosto 2026 (117 documenti); lettera di consenso prot. 634/2011 del 5 aprile 2011; comunicazione di inizio lavori 2013/4268 e allegato B; comunicazioni 2014/5012 e 2016/3941; nota di verifica dell’interesse culturale del 17 gennaio 2012. Elenco degli immobili del Fondo Immobili Pubblici consultato su fondoimmobilipubblici.it il 13 agosto 2026. Ricerca sul portale della trasparenza atti del Comune di Firenze e sugli archivi storici Domino, 13 agosto 2026. Fonti di stampa: la Repubblica Firenze dell’11 luglio 2026; inchiesta Dataroom del Corriere della Sera, febbraio 2026.
I nostri precedenti sul tema: «Da Spin Time a Le Quinte: chi dice no al Comune di Roma è lo stesso gestore di ex Lupi di Toscana», con Giulia Marmo, 8 agosto 2026; «L’abitare sociale a Firenze è in mano a una sola società privata», 10 agosto 2026.








